giovedì 10 dicembre 2009

manifestazione dei sindaci sulla finanziaria

Roma, 10 dicembre. "Dopo la grande e bipartisan manifestazione di stamane, che ha visto in piazza sindaci e amministratori da tutta Italia, occorre un segnale di reale ascolto del disagio mostrato dai rappresentanti democratici delle istituzioni locali. Cosi', mentre rilanciamo un invito al governo a riflettere sulle conseguenze di provvedimenti improvvidi e gravidi di conseguenze, rinnoviamo il nostro appello al presidente della Camera affinche' vengano stralciate le parti ordinamentali dalla manovra finanziaria. Ormai e' chiaro che il taglio del fondo ordinario agli enti locali non c'entra nulla con i costi della politica: si provveda pertanto a riportare il dibattito sui giusti binari, e ci attendiamo che il presidente Fini eserciti la sua azione di garanzia gia' sviluppata sin qui in altri frangenti".
Così la Confederazione Legautonomie-Uncem - attraverso la voce dei suoi Presidenti Enrico Borghi e Oriano Giovanelli - dopo la manifestazione di questa mattina a Montecitorio contro la manovra Finanziaria e all'indomani del convegno romano organizzato sempre dalla Confederazione Legautonomie-Uncem sul Ddl Calderoli che ha denunciato i costi del centralismo e i rischi del consociativismo.

lunedì 30 novembre 2009

Deliberato dalla Provincia il Piano dell'offerta formativa e della rete delle Istituzioni scolastiche

La Provincia di Torino ha deliberato la definizione della rete delle Istituzioni scolastiche e dell’offerta formativa per l’anno 2010/2011.

Infatti è compito delle Province predisporre il Piano Provinciale che deve essere poi inviato in Regione per l’approvazione definitiva.

E’ dal 1998 che questa parte di competenze è passato agli Enti locali, prima veniva svolta dai Provveditorati, ma con l’avvio del decentramento amministrativo, la competenza relativa alla programmazione è passata ai Comuni per le scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado e alle Province per la secondaria di secondo grado oltre al compito di coordinare l’azione dei Comuni .

Quest’anno tutto questo si inserisce nel contesto delle politiche ministeriali volte a conseguire nel corso del triennio 2009/12 un risparmio di oneri a carico dello Stato pari a circa 8 miliardi di euro di spesa corrente destinata al personale delle Istituzioni scolastiche.

Alle Regioni, alle Province e ai Comuni è richiesto di agire in modo convergente all’obbiettivo del risparmio.

Gli effetti si sono già visti nell’anno scolastico in corso, ma saranno ancora più significativi nel prossimo.Infatti si prevedono altri 1900 insegnanti in meno in Piemonte.

Per le secondarie superiori c’è la novità del RIORDINO DEGLI INDIRIZZI con la soppressione delle sperimentazioni e l’istituzione nell’ordinamento di nuovi indirizzi.

Per questo non è stato facile elaborare il Piano Provinciale. Ma abbiamo voluto raccogliere l’esigenza dei cittadini piccoli e grandi di avere elementi di certezza in vista delle scelte che devono compiere per la prosecuzione degli studi.

Scuole dell’infanzia , primaria e secondaria di primo grado: la Provincia di Torino ha chiesto ai Comuni di valutare lo stato delle Istituzioni e dei Punti di erogazione del Servizio . Il risultato è di 101 circoli didattici, 70 istituti comprensivi, 58 autonomie della secondaria di primo grado per un totale di 1220 punti di erogazione del servizio

Scuola secondaria superiore di secondo grado: siamo partiti dalla consapevolezza di avere una forte e ricca distribuzione dell’offerta nel territorio per cui è importante innanzitutto una tutela e un mantenimento; abbiamo condiviso con le Istituzioni scolastiche la “confluenza” di questo patrimonio nel nuovo ordinamento.

Il risultato è quello di avere 96 autonomie, per 168 punti di erogazione del servizio , con una media di allievi per autonomia di 854.
La Provincia di Torino ha approvato una assegnazione di indirizzi del nuovo ordinamento alle autonomie che porta ad avere nella città di Torino

15 Istituti Professionali
10 Istituti Tecnici Industriali
15 Istituti Tecnici del settore economico
2 Istituti tecnici de settore delle costruzioni
5 Licei classici
15 Licei scientifici
7 Licei linguistici
4 Licei delle scienze umane
3 Licei artistici

La Provincia di Torino ha suddiviso il proprio territorio in 8 ambiti funzionali nei quali è stata assicurata la più ampia presenza di offerta, come è possibile vedere dalle singole situazioni.

Inoltre, in maniera formale, si dichiara di condividere il percorso proposto dal Ministero dell’istruzione per l’istituzione di un nuovo Istituto di Istruzione Superiore intitolato a Vito Scafidi e di contribuire alla definizione delle proposte che verranno definite dal gruppo tecnico interistituzionale.

La Provincia di Torino ha tra i suoi più importanti obbiettivi quello di raggiungere anche nel nostro territorio quanto stabilito dall’Unione Europea con la cosiddetta “strategia di Lisbona” che vede nell’innalzamento del livello di istruzione dei cittadini il fondamento per la tenuta della coesione sociale e della qualità dello sviluppo economico.

A questo riteniamo di contribuire con la rete dell’offerta approvata, puntando alla collaborazione tra gli Enti e al successo del prezioso lavoro degli insegnanti e del personale della scuola.

lunedì 19 ottobre 2009

Al lavoro per il nuovo ordinamento delle superiori

Pubblico l'articolo di Maria teresa Martinengo della Stampa del 18 ottobre 2009


Dove dar vita ai nuovi licei linguistici? Dove i corsi per tecnici del turismo e il liceo musicale? Ancora: ci sono parti di territorio prive di liceo classico o di scientifico che meriterebbero di averlo? Che fare delle scuole con pochi studenti? Azzerarle e farle rinascere rinnovate? Con queste ed altre questioni, per le scuole e le famiglie di grande impatto, è alle prese l’assessore all’Istruzione della Provincia, Umberto D’Ottavio. La riforma delle superiori partirà nel settembre 2010, le iscrizioni si devono fare entro febbraio e il piano del dimensionamento con i nuovi indirizzi attivati deve essere presentato dalle province alla Regione entro novembre. Entro fine anno, poi, la Regione dovrà decidere l’assetto finale delle autonomie scolastiche. Ridisegnare la scuola superiore è un’operazione delicata. Tanto delicata e complessa che il presidente della Provincia Antonio Saitta ha chiesto un aggiornamento settimanale.
«La Provincia - spiega D’Ottavio - vuole definire l’offerta formativa prima della razionalizzazione dei punti di erogazione del servizio scolastico. Per 60 istituti degli 85 istituti del territorio - tra cui i licei classici e scientifici, gli istituti tecnici industriali e i professionali - le tabelle di confluenza nei nuovi indirizzi non pongono problemi particolari. Ci sono invece difficoltà per gli Istituti tecnici commerciali perché quasi tutti hanno chiesto di diventare Istituti tecnici per il turismo. Ma oggi c’è anche l’indirizzo turistico dei professionali... C’è l’interrogativo dei linguistici, che tutti vorrebbero».
Gli studenti delle superiori sono 82 mila, la metà frequenta in città, gli altri in provincia. «La riforma ci consente di ridistribuire gli indirizzi in base alle necessità, ma c’è il paletto dell’organico che diminuirà ancora: bisogna trasformare i corsi, non aggiungerne, come invece hanno chiesto le scuole. Serve una regia generale per ridisegnare l’offerta».
Per il direttore dell’Ufficio scolastico provinciale Paolo Iennaco, «il primo lavoro da fare con gli enti locali è applicare la tabella delle corrispondenze, poi analizzare la distribuzione territoriale dei corsi. Nel frattempo il Miur emanerà i regolamenti con le tabelle degli insegnamenti opzionali che le scuole possono attivare nella percentuale di orario assegnata all’autonomia e partirà con la campagna informativa. Certo, una scuola non può essere avviata con le sole classi prime ed è quindi verosimile che occorra un quinquennio, un ciclo, per andare a regime». Una parte dei nuovi corsi potrebbe decollare in un istituto per confluire in un altro quando fossero attivati tutti e 5 gli anni. «In questo quadro i Provveditorati piemontesi - dice Iennaco - attendono di sapere come muoversi. Sicuramente il direttore regionale ci darà direttive».

lunedì 12 ottobre 2009

Mariastella, una ministra da far west

Pubblico una nota di Marina Boscaino

Mariastella, una ministra da far west 11-10-2009

Ulteriore caos amministrativo nel caos organizzativo della scuola italiana targata Gelmini: entro 30 giorni - ha disposto ieri il Tar del Lazio - il ministro deve rimettere mano alle graduatorie per incarichi e supplenze; altrimenti interverrà un commissario. Che cosa è successo? Il Consiglio di Stato aveva dichiarato illegittima la decisione del ministro, che aveva stabilito che i docenti precari avrebbero potuto richiedere l'inserimento prioritario in una provincia e poi in ulteriori altre tre in cui «figurare in graduatoria per il biennio 2009-2011», con collocazione però in coda al personale incluso. A patrocinare i ricorsi è stata l'Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione, che ha rilevato l'iniquità della collocazione in coda e rivendicato una collocazione «a pettine» in base al punteggio anche nelle province ulteriori. Nonostante diversi Tar avessero accolto questa interpretazione, Gelmini in luglio invitava gli Uffici scolastici provinciali a procedere nell'assegnazione dei posti, in attesa del suo ricorso al Consiglio di Stato.
La prima impressione è che si sia trattato di un tentativo improvvisato e contraddittorio di fornire una risposta al fatto che le graduatorie si esauriscono al Nord, mentre traboccano di precari al Sud, e di offrire al precariato meridionale una chance in più, cercando di evitare gli strali della Lega. Un'analisi più approfondita fa pensare che questo percorso impraticabile non sia stato casuale: la moltiplicazione di emergenze e criticità in un sistema così complesso come quello delle graduatorie potrebbe preludere all'ennesima «semplificazione» populista; del resto mettere mano al sistema di reclutamento degli insegnanti è obiettivo esplicito del governo. In ogni caso sono 7.500 gli aspiranti che si sono iscritti «in coda» e, anche se il ministro ha disposto che l'inserimento a pettine debba riguardare soltanto i «ricorrenti», a essere in una condizione di incertezza sono 150.000 insegnanti coinvolti, di cui 100.000 hanno già avuto la supplenza annuale e 8.000 sono stati immessi in ruolo secondo una graduatoria che è completamente da rivedere. Per non parlare dei ricorsi che deriveranno certamente dai contro-interessi messi in moto dalla rivisitazione.
Usando i metodi spregiudicati a cui ci ha abituati, Gelmini ha annunciato l'emanazione di un provvedimento che «sana» l'intera questione. Il fatto che il Tar ricordi che eludendo le ordinanze cautelari il ministero ha aggirato la Costituzione e l'abbia condannata al pagamento delle spese a favore degli insegnanti danneggiati non sembra impensierirla. L'efficientismo da Far West della pedestre Gelmini: una delle tante insidie da cui la scuola pubblica italiana deve cercare di proteggersi.

lunedì 28 settembre 2009

Risultati congresso di Collegno

CONGRESSO di COLLEGNO
Risultati provvisori

C. Regionale 165 voti validi:
Morgando - 111 (67,27%)
Damiano - 35 (21,21%)
Tricarico - 19 (11,52%)

C. Provinciale 167 voti validi:
Bersani - 122 (73,05%)
Franceschini - 26 (15,57%)
Marino - 19 (11,38%)

mercoledì 22 luglio 2009

Patto di stabilità

Roma, 21 luglio 2009. Lo sblocco parziale dei pagamenti in conto capitale dei comuni e delle province previsto dal D.L. 78/2009 (e fissato al 4 per cento dello stock di residui passivi di fine 2007 nell'ultima versione dei relatori) è una buona notizia per gli enti locali, anche se arriva in notevole ritardo.

"Meglio tardi che mai", afferma Antonio Misiani, responsabile finanza locale di Legautonomie. "Lo sblocco è una vittoria del mondo delle autonomie, che da mesi e mesi chiedeva al governo di allentare i vincoli assurdi del patto interno di stabilità. Ora, finalmente, - prosegue Misiani - i comuni e le province potranno svolgere un ruolo contro la crisi, mettendo in moto almeno parte delle loro risorse pronte per essere investite. Rimangono invece inalterate tutte le nostre preoccupazioni per il 2010, perché la manovra triennale approvata lo scorso anno prevede per gli enti locali obiettivi di rientro del tutto insostenibili e assolutamente controproducenti in una fase di grave crisi economica".

venerdì 3 luglio 2009

CONSULTA BOCCIA IN PARTE 'TAGLI' GELMINI

SCUOLA: CONSULTA BOCCIA IN PARTE 'TAGLI' GELMINI
ROMA - La Corte Costituzionale ha dichiarato parzialmente illegittime le norme sui 'tagli' alla scuola che il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini ha previsto a partire dal 2009-2010. I giudici della Consulta hanno di fatto salvato, ritenendolo di competenza esclusiva statale, l'impianto complessivo degli interventi contenuti nel decreto sullo sviluppo economico di cui, però, sono stati bocciati due punti: la definizione tramite regolamento ministeriale di criteri, tempi e modalità per ridimensionare la rete scolastica; l'attribuzione anche allo Stato (e non soltanto alle Regioni e agli enti locali) delle misure necessarie a ridurre i disagi causati dalla chiusura o accorpamento di scuole nei piccoli comuni. La sentenza è stata depositata stasera in cancelleria.

Con la sentenza n. 200, scritta dal giudice Quaranta, la Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 64, comma 4, lettera f bis ed f ter, del decreto sullo sviluppo economico, convertito in legge con modifiche nell'agosto 2008. Per la Corte, infatti, solo in questi due punti - mentre tutte le altre contestazioni mosse da otto Regioni sono state dichiarate inammissibili, infondate o superate da nuove norme - é stato violato l'articolo 117 della Costituzione sulla potestà legislativa dello Stato e delle Regioni sulla base delle modifiche apportate dalla riforma del titolo V della Costituzione nel 2001. Le motivazioni della lunga sentenza (38 pagine) fissano per la prima volta importanti paletti nel riparto delle competenze tra Stato e Regioni in fatto di istruzione. "Il sistema generale dell'istruzione, per sua stessa natura, riveste carattere nazionale - scrive la Consulta -, non essendo ipotizzabile che esso si fondi su una autonoma iniziativa legislativa delle Regioni, limitata solo dall'osservanza dei principi fondamentali fissati dallo Stato, con inevitabili differenziazioni che in nessun caso potrebbero essere giustificabili sul piano della stessa logica. Si tratta, dunque, di conciliare, da un lato, basilari esigenze di 'uniformita'' di disciplina della materia su tutto il territorio nazionale, e - viene aggiunto - dall'altro, esigenze autonomistiche che, sul piano locale-territoriale, possono trovare soddisfazione mediante l'esercizio di scelte programmatiche e gestionali rilevanti soltanto nell'ambito del territorio di ciascuna Regione".