Davvero la conclusione della terza riunione dell’Assemblea Costituente Nazionale si è conclusa con più domande di quante risposte abbia dato.
Innanzitutto è davvero cominciato il dopo Veltroni? O comunque si è avviata la preparazione della sostituzione? Di sicuro è difficile andare avanti così e il lancio del tesseramento avviene in un clima di sfiducia che attraversa tutto il corpo dei militanti del Pd.
Sono convinto che non serve ora un congresso. Si passerebbe subito dal cosa pensi al con chi stai . Ma certo non manca la sensazione che la sconfitta elettorale abbia aperto più di un dubbio sulla “linea”. Io penso che noi abbiamo perso ma su una linea giusta , per questo non serve il congresso. Se invece si pensa che si debba cambiare anche la linea allora cambia tutto…..
Ci vuole una conferenza programmatica che ci attrezzi per le elezioni europee del giugno prossimo e il voto amministrativo che vedrà coinvolti 5000 comuni e 70 province.
Da quel risultato potrà ripartire il PD e fare il primo congresso su opzioni politiche e proposte programmatiche.
Dopo Veltroni lascerà? Ecco tornare la questione del ricambio generazionale….ancora una volta presentata come una possibile concessione. Ha ragione Chiamparino: la direzione la si conquista su proposte politiche. Ma anche vero che davvero i fondatori del PD hanno un compito che è quello di preparare un partito per questo secolo e per i giovani e, quindi, agevolare l’assunzione di responsabilità da parte delle giovani leve.
Comunque ancora una volta Sergio Chiamparino lancia una sfida giusta, opportuna per chi vuole che il suo partito si prepari al ricambio, anche al dopo Chiamparino.
Credo che questa questione se venisse raccolta potrebbe essere il vero motore per superare lo stallo del 14 ottobre che ormai non è solo più regionale, ma sta assalendo il PD che appare sempre più bloccato da veti ormai quasi su tutto.
I quarantenni e i trentenni diano un segno di vita, si organizzino al di là delle appartenenze di area e si ritrovino al più presto.
Io ho 47 anni e sono stato l’ultimo segretario della Federazione DS convinto che si smettesse di essere ex e insieme ai nuovi arrivi si desse vita ad moderno partito. Non ho perso questa speranza perché è una necessità, ma i cittadini non possono più aspettare.
Forse è proprio ora che i più giovani si facciano sentire e vedere
Prepariamo un appuntamento per metà luglio? Chi è d’accordo lo faccia sapere……
martedì 24 giugno 2008
martedì 17 giugno 2008
Clinica della Memoria
C'è uno spiraglio per la Clinica della memoria, la struttura ospedaliera per la ricerca e la cura del morbo di Alzheimer costruita in piazza Pertini, a Paradiso, dalla fondazione San Secondo e ferma da tre anni per mancanza di un gestore. Sembrerebbero ormai in dirittura d'arrivo, infatti, le trattative con l'Istituto dermopatico italiano, che finalmente potrà accollarsi la gestione. . Il tutto costerà alla fondazione almeno altri 10 milioni di euro: una cifra uguale a quella già spesa finora.Tutte queste considerazioni sono state espresse giovedì sera nella riunione che si è tenuta proprio all'interno della clinica, nell'auditorium aperto al pubblico in via straordinaria. A organizzare l'iniziativa è stata la neonata associazione "Collegno nel cuore", presieduta da Francesco Cianci, che fa un appello: . Appello a cui risponde presente, a nome della Regione, il consigliere regionale del Pd Nino Boeti: . Infine, il capogruppo comunale del Pd Bartolomeo Valentino chiede che la struttura possa essere maggiormente integrato nel tessuto cittadino: È una struttura tanto grande da poter ospitare anche ambulatori, medici di base, sportelli dell'Asl. Inoltre, può portare una ricaduta positiva in termini occupazionali.
giovedì 12 giugno 2008
La destra vuole privatizzare la scuola pubblica?
LA DESTRA VUOLE PRIVATIZZARE LA SCUOLA PUBBLICA?
Il ministro tace ma i suoi progetti sarebbero nella stessa direzione.
Come in un casalingo film horror – a volte tornano. Valentina Aprea, responsabile scuola di Forza Italia e presidente della Commissione Cultura della Camera, ha tirato fuori un disegno di legge molto simile a quello che era stato esaminato in commissione durante il precedente governo Berlusconi. In quella circostanza firmatari, assieme all’Aprea, erano stati Bondi, Bonaiuti, Adornato, Cicchitto. “Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché per la riforma dello stato giuridico dei docenti” è il titolo del ddl, che al momento è stato assegnato in sede referente alla VII commissione. Nel testo si concretizzano tutti i timori che una parte degli insegnanti aveva prima delle elezioni; è un’idea di scuola - e soprattutto una direzione di marcia verso una riforma della scuola - completamente opposte a quelle che avremmo auspicato.
Alcuni dei mutamenti più significativi: le scuole verranno trasformate in fondazioni (ma ricordiamo che la proposta era già contenuta nel decreto Bersani del 2007). Per quanto riguarda gli organi collegiali, consigli di circolo e consigli d’istituto spariranno, sostituiti da consigli di amministrazione, in cui saranno presenti anche “rappresentanti dell’ente tenuto per legge alla fornitura dei locali della scuola ed esperti esterni, scelti in ambito educativo, tecnico e gestionale”. Per quanto riguarda i docenti, si configura un’ulteriore rivoluzione: saranno istituiti albi regionali; la carriera sarà articolata in tre livelli (iniziale, ordinario ed esperto); l’aumento stipendiale, oltre che dall’anzianità, sarà determinato dall’appartenenza al singolo livello e a selezioni interne. Si diventa docente ordinario con concorso per soli titoli; esperto con concorso per titoli ed esami. Ciascun istituto potrà bandire autonomamente concorsi per reclutare il personale docente: niente più maxi concorsi e graduatorie. La formazione iniziale dei docenti prevede la laurea magistrale abilitante a un anno di “inserimento formativo al lavoro” presso una scuola. Infine, spariranno le Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) e per i docenti verrà istituita una specifica area contrattuale.
Il silenzio di Mariastella Gelmini, probabilmente, non è sintomo di riflessività e di volontà di appropriarsi di una materia che le è del tutto sconosciuta. Il ministro è comunque intervenuto sulla questione dei debiti scolastici, con una nota ambigua, che lascia aperto il campo alle più diverse interpretazioni, che getterà le scuole in un ulteriore caos, nel caso facilmente ascrivibile, però, al ministro Fioroni, autore originario del provvedimento. Il silenzio è più ragionevolmente dovuto al fatto che nel ddl di Aprea si configurano le pù rosee previsioni della proposta di legge, a firma della stessa Gelmini, del febbraio scorso. L’attacco dei “falchi” – Brunetta e Aprea – condito da una insperata, sovrabbondante dose di mercato e di liberalismo d’assalto, rischia di far impallidire persino la proposta Gelmini. Che colomba non è, considerati i suoi trascorsi. Ma che attende che i colleghi panzer da sfondamento le spianino la strada per completare l’opera.
Se dovesse passare, il ddl di Valentina Aprea porterebbe una vera e propria rivoluzione nell’istruzione. In un senso che crea un esplicito e pericoloso accostamento tra scuola e azienda; in cui la concorrenza avrà una funzione fondamentale; in cui al principio della partecipazione si sostituisce quello del soddisfacimento di esigenze e bisogni individuali dell’ ”utenza” (i genitori più volte evocati); in cui la logica del profitto - sotto l’imprimatur dei termini “efficacia”, “efficienza” e “modernità”, buoni ormai per ogni stagione – si sostituisce alle logiche dell’art. 33 e 34 della Costituzione; in cui si sottolinea che la “sfida” è quella di riallocare le risorse finanziarie destinate all’istruzione partendo dalla libertà di scelta delle famiglie, secondo i principi che le risorse seguono l’alunno (“fair founding follows the pupil”). Principio – ci ricorda l’Aprea - affermato dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, ma che nel nostro Paese, si può starne certi, rappresenterà una risposta all’ “emergenza educativa” denunciata da Benedetto XVI e alla conseguente richiesta di finanziamento delle scuole cattoliche. Attraverso l’abolizione dei concorsi pubblici, inoltre, ciascuna scuola potrà reclutare il personale, secondo criteri che violeranno i principi di uguaglianza e di pari opportunità: la scuola - sotto la competenza regionale - darà carta bianca, come ampiamente previsto, ai principi secessionisti. Senza parlare del fatto che la regionalizzazione porterebbe all’assenza di docenti al Nord, a un esubero al Sud – con fondi minimali – oltre a violare il principio della libera circolazione dei lavoratori. E poi quello che il ddl inserisce sotto la dizione “stato giuridico degli insegnanti” (un problema reale, al quale pure sarà necessario mettere mano con modalità e intenti diversi) è sottoposto ad una serie di punti interrogativi, alee, arbitri. Pericolosissimi.
Il ministro tace ma i suoi progetti sarebbero nella stessa direzione.
Come in un casalingo film horror – a volte tornano. Valentina Aprea, responsabile scuola di Forza Italia e presidente della Commissione Cultura della Camera, ha tirato fuori un disegno di legge molto simile a quello che era stato esaminato in commissione durante il precedente governo Berlusconi. In quella circostanza firmatari, assieme all’Aprea, erano stati Bondi, Bonaiuti, Adornato, Cicchitto. “Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché per la riforma dello stato giuridico dei docenti” è il titolo del ddl, che al momento è stato assegnato in sede referente alla VII commissione. Nel testo si concretizzano tutti i timori che una parte degli insegnanti aveva prima delle elezioni; è un’idea di scuola - e soprattutto una direzione di marcia verso una riforma della scuola - completamente opposte a quelle che avremmo auspicato.
Alcuni dei mutamenti più significativi: le scuole verranno trasformate in fondazioni (ma ricordiamo che la proposta era già contenuta nel decreto Bersani del 2007). Per quanto riguarda gli organi collegiali, consigli di circolo e consigli d’istituto spariranno, sostituiti da consigli di amministrazione, in cui saranno presenti anche “rappresentanti dell’ente tenuto per legge alla fornitura dei locali della scuola ed esperti esterni, scelti in ambito educativo, tecnico e gestionale”. Per quanto riguarda i docenti, si configura un’ulteriore rivoluzione: saranno istituiti albi regionali; la carriera sarà articolata in tre livelli (iniziale, ordinario ed esperto); l’aumento stipendiale, oltre che dall’anzianità, sarà determinato dall’appartenenza al singolo livello e a selezioni interne. Si diventa docente ordinario con concorso per soli titoli; esperto con concorso per titoli ed esami. Ciascun istituto potrà bandire autonomamente concorsi per reclutare il personale docente: niente più maxi concorsi e graduatorie. La formazione iniziale dei docenti prevede la laurea magistrale abilitante a un anno di “inserimento formativo al lavoro” presso una scuola. Infine, spariranno le Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) e per i docenti verrà istituita una specifica area contrattuale.
Il silenzio di Mariastella Gelmini, probabilmente, non è sintomo di riflessività e di volontà di appropriarsi di una materia che le è del tutto sconosciuta. Il ministro è comunque intervenuto sulla questione dei debiti scolastici, con una nota ambigua, che lascia aperto il campo alle più diverse interpretazioni, che getterà le scuole in un ulteriore caos, nel caso facilmente ascrivibile, però, al ministro Fioroni, autore originario del provvedimento. Il silenzio è più ragionevolmente dovuto al fatto che nel ddl di Aprea si configurano le pù rosee previsioni della proposta di legge, a firma della stessa Gelmini, del febbraio scorso. L’attacco dei “falchi” – Brunetta e Aprea – condito da una insperata, sovrabbondante dose di mercato e di liberalismo d’assalto, rischia di far impallidire persino la proposta Gelmini. Che colomba non è, considerati i suoi trascorsi. Ma che attende che i colleghi panzer da sfondamento le spianino la strada per completare l’opera.
Se dovesse passare, il ddl di Valentina Aprea porterebbe una vera e propria rivoluzione nell’istruzione. In un senso che crea un esplicito e pericoloso accostamento tra scuola e azienda; in cui la concorrenza avrà una funzione fondamentale; in cui al principio della partecipazione si sostituisce quello del soddisfacimento di esigenze e bisogni individuali dell’ ”utenza” (i genitori più volte evocati); in cui la logica del profitto - sotto l’imprimatur dei termini “efficacia”, “efficienza” e “modernità”, buoni ormai per ogni stagione – si sostituisce alle logiche dell’art. 33 e 34 della Costituzione; in cui si sottolinea che la “sfida” è quella di riallocare le risorse finanziarie destinate all’istruzione partendo dalla libertà di scelta delle famiglie, secondo i principi che le risorse seguono l’alunno (“fair founding follows the pupil”). Principio – ci ricorda l’Aprea - affermato dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, ma che nel nostro Paese, si può starne certi, rappresenterà una risposta all’ “emergenza educativa” denunciata da Benedetto XVI e alla conseguente richiesta di finanziamento delle scuole cattoliche. Attraverso l’abolizione dei concorsi pubblici, inoltre, ciascuna scuola potrà reclutare il personale, secondo criteri che violeranno i principi di uguaglianza e di pari opportunità: la scuola - sotto la competenza regionale - darà carta bianca, come ampiamente previsto, ai principi secessionisti. Senza parlare del fatto che la regionalizzazione porterebbe all’assenza di docenti al Nord, a un esubero al Sud – con fondi minimali – oltre a violare il principio della libera circolazione dei lavoratori. E poi quello che il ddl inserisce sotto la dizione “stato giuridico degli insegnanti” (un problema reale, al quale pure sarà necessario mettere mano con modalità e intenti diversi) è sottoposto ad una serie di punti interrogativi, alee, arbitri. Pericolosissimi.
venerdì 16 maggio 2008
campionato del cappuccino
ISTRUZIONE A TORINO LA SFIDA TRA I GIOVANI “CAMPIONI DEL CAPPUCCINO”
Sfida …. all’ultimo cappuccino stamani nella sede dell’ENGIM “Artigianelli” di corso Palestro a Torino, dove, con il patrocinio della Provincia si è tenuta la seconda edizione del Campionato scolastico del cappuccino, rivolto ai giovani allievi degli Istituti alberghieri e dei Centri di formazione professionale operanti nel settore della ristorazione. L’iniziativa dell’ENGIM (Ente Nazionale Giuseppini del Murialdo) consente agli allievi più meritevoli e capaci di esibirsi, appunto, nella preparazione della bevanda preferita dai torinesi al momento di iniziare una giornata di lavoro. Molto severo e approfondito il giudizio della giuria di esperti, che hanno valutato nei minimi dettagli la preparazione: il modo di usare la macchina per il caffè espresso, il riscaldamento e la temperatura del latte, la consistenza della crema e l’aspetto del cappuccino. Alla competizione erano iscritti allievi degli istituti: Engim di Torino, CFIQ di Pinerolo, Centro formazione professionale “Immaginazione e lavoro” di Torino, Centro formazione professionale Formont -La Mandria di Venaria Reale, Csea Ferdinando Prat di Ivrea, Istituto alberghiero Colombatto di Torino, Istituto di istruzione superiore Beccari di Torino, Ial di Arona, Cnos di San Benigno Canavese. Due le categorie in cui erano suddivisi i concorrenti: Junior (ragazzi nati nel 1992 e 1993) e Senior (1989-1991). I vincitori della competizione sono l’allievo dell’ENGIM Simone Lomonaco (categoria Junior) e Maurizio Triveri del Cfp Immaginazione e lavoro di Torino (Senior). L’ENGIM, il Centro formazione professionale “Immaginazione e Lavoro” e il “Colombatto” di Torino si sono classificati ai primi tre posti della classifica per istituti. Alla manifestazione erano presenti ed hanno portato il saluto ed il plauso della Provincia il Presidente Saitta e l’Assessore all’Istruzione, Umberto D’Ottavio. Saitta, congratulandosi con i giovani concorrenti, ha richiamato l’importanza ai fini dell’attrattività turistica del territorio della qualità della ristorazione e del servizio dei locali pubblici come i bar. Per saperne di più: www.campionatodelcappuccino.it
Sfida …. all’ultimo cappuccino stamani nella sede dell’ENGIM “Artigianelli” di corso Palestro a Torino, dove, con il patrocinio della Provincia si è tenuta la seconda edizione del Campionato scolastico del cappuccino, rivolto ai giovani allievi degli Istituti alberghieri e dei Centri di formazione professionale operanti nel settore della ristorazione. L’iniziativa dell’ENGIM (Ente Nazionale Giuseppini del Murialdo) consente agli allievi più meritevoli e capaci di esibirsi, appunto, nella preparazione della bevanda preferita dai torinesi al momento di iniziare una giornata di lavoro. Molto severo e approfondito il giudizio della giuria di esperti, che hanno valutato nei minimi dettagli la preparazione: il modo di usare la macchina per il caffè espresso, il riscaldamento e la temperatura del latte, la consistenza della crema e l’aspetto del cappuccino. Alla competizione erano iscritti allievi degli istituti: Engim di Torino, CFIQ di Pinerolo, Centro formazione professionale “Immaginazione e lavoro” di Torino, Centro formazione professionale Formont -La Mandria di Venaria Reale, Csea Ferdinando Prat di Ivrea, Istituto alberghiero Colombatto di Torino, Istituto di istruzione superiore Beccari di Torino, Ial di Arona, Cnos di San Benigno Canavese. Due le categorie in cui erano suddivisi i concorrenti: Junior (ragazzi nati nel 1992 e 1993) e Senior (1989-1991). I vincitori della competizione sono l’allievo dell’ENGIM Simone Lomonaco (categoria Junior) e Maurizio Triveri del Cfp Immaginazione e lavoro di Torino (Senior). L’ENGIM, il Centro formazione professionale “Immaginazione e Lavoro” e il “Colombatto” di Torino si sono classificati ai primi tre posti della classifica per istituti. Alla manifestazione erano presenti ed hanno portato il saluto ed il plauso della Provincia il Presidente Saitta e l’Assessore all’Istruzione, Umberto D’Ottavio. Saitta, congratulandosi con i giovani concorrenti, ha richiamato l’importanza ai fini dell’attrattività turistica del territorio della qualità della ristorazione e del servizio dei locali pubblici come i bar. Per saperne di più: www.campionatodelcappuccino.it
sabato 3 maggio 2008
evitare altre Orbassano per il PD
Dopo la dura sconfitta di Orbassano per il Partito Democratico è necessario aprire una “larga riflessione”. Gli spunti sono molti, qui mi limito ai tre principali per me. Il sindaco alla fine del primo mandato deve essere per forza candidato? Ha senso dopo questa esperienza riflettere sulla vocazione maggioritaria del Partito Democratico? Come procede la costruzione del PD a livello locale, cioè rappresenta davvero una novità o si tratta davvero di fusione fredda?
Parto dall’ultima domanda. Siamo solo ad un anno dai congressi di DS e DL che decisero di aprire la fase costituente del Partito Democratico. Una decisione piena di consapevolezza sulla mutata percezione della politica da parte degli italiani, ma asunta durante una esperienza di governo che solo Prodi non vedeva appesa ad un filo e che ha fatto del risanamento la sua bandiera mentre la caduta del potere d’acquisto precipitava. Una esperienza finita del peggiore dei modi con una maggioranza che si è suicidata. Tutto questo per dire che forse non abbiamo avuto il tempo di fare il processo di nascita del PD come avremmo voluto e dovuto. Diciamo allora che il voto del 13 e 14 aprile è stato fortemente condizionato da una rincorsa per la quale non eravamo ancora pronti, ma soprattutto non è emerso ancora tutto il potenziale di novità contenuto nell’idea di Partito Democratico. Infatti se rileggiamo le motivazioni che hanno portato alla nascita del PD ritroviamo anche le ragioni della sconfitta elettorale. Cioè, secondo me, abbiamo perso su una linea giusta e guai a noi se emergono tentazioni di un ritorno indietro. I ponti sono stati tagliati e dobbiamo costruirne nuovi ma in avanti non indietro.
Sulle alleanze dobbiamo essere chiari. L’espressione “andare da soli” è una sciocchezza e invita tutti gli altri a unirsi contro. Dobbiamo cercare di essere più concreti sui programmi e unire il più possibile su progetti e proposte. Una forza di governo sa misurare le proprie potenzialità e non ci si candida per andare all’opposizione. Si può presumere di farcela da soli, ma il PD più che la vocazione maggioritaria è bene che coltivi la vocazione unitaria nell’interesse del Paese e delle comunità locali.
Infine, non credo possa essere obbligatorio ricandidare un sindaco alla fine del primo mandato, anzi, devono essere obbligatorie le primarie, anche per rafforzare le candidature meritorie. Per Orbassano sarebbe bugiardo non ricordare che dubbi sulla candidatura di Marroni c’erano. Non è però emersa una candidatura alternativa. Per questo non è giusto dire che ha perso Marroni, ma ha perso il PD e il suo gruppo dirigente che ora è bene riparta con umiltà dall’opposizione. Ma sono convinto che si poteva evitare così come è necessario evitare che l’anno prossimo ci siano altre Orbassano per il centro sinistra della provincia di Torino.
Ad un anno dalle prossime elezioni nei comuni dovrebbero essere proprio i sindaci ad essere promotori di una valutazione preventiva insieme con il partito e con i cittadini e comunque dobbiamo lavorare per una riscossa che non può che partire proprio da qui. Da questa area che si aspetta molto dal PD e che non ha ceduto alla moda del “tanto sono tutti uguali”. Ma è proprio quello che dobbiamo dimostrare……
Parto dall’ultima domanda. Siamo solo ad un anno dai congressi di DS e DL che decisero di aprire la fase costituente del Partito Democratico. Una decisione piena di consapevolezza sulla mutata percezione della politica da parte degli italiani, ma asunta durante una esperienza di governo che solo Prodi non vedeva appesa ad un filo e che ha fatto del risanamento la sua bandiera mentre la caduta del potere d’acquisto precipitava. Una esperienza finita del peggiore dei modi con una maggioranza che si è suicidata. Tutto questo per dire che forse non abbiamo avuto il tempo di fare il processo di nascita del PD come avremmo voluto e dovuto. Diciamo allora che il voto del 13 e 14 aprile è stato fortemente condizionato da una rincorsa per la quale non eravamo ancora pronti, ma soprattutto non è emerso ancora tutto il potenziale di novità contenuto nell’idea di Partito Democratico. Infatti se rileggiamo le motivazioni che hanno portato alla nascita del PD ritroviamo anche le ragioni della sconfitta elettorale. Cioè, secondo me, abbiamo perso su una linea giusta e guai a noi se emergono tentazioni di un ritorno indietro. I ponti sono stati tagliati e dobbiamo costruirne nuovi ma in avanti non indietro.
Sulle alleanze dobbiamo essere chiari. L’espressione “andare da soli” è una sciocchezza e invita tutti gli altri a unirsi contro. Dobbiamo cercare di essere più concreti sui programmi e unire il più possibile su progetti e proposte. Una forza di governo sa misurare le proprie potenzialità e non ci si candida per andare all’opposizione. Si può presumere di farcela da soli, ma il PD più che la vocazione maggioritaria è bene che coltivi la vocazione unitaria nell’interesse del Paese e delle comunità locali.
Infine, non credo possa essere obbligatorio ricandidare un sindaco alla fine del primo mandato, anzi, devono essere obbligatorie le primarie, anche per rafforzare le candidature meritorie. Per Orbassano sarebbe bugiardo non ricordare che dubbi sulla candidatura di Marroni c’erano. Non è però emersa una candidatura alternativa. Per questo non è giusto dire che ha perso Marroni, ma ha perso il PD e il suo gruppo dirigente che ora è bene riparta con umiltà dall’opposizione. Ma sono convinto che si poteva evitare così come è necessario evitare che l’anno prossimo ci siano altre Orbassano per il centro sinistra della provincia di Torino.
Ad un anno dalle prossime elezioni nei comuni dovrebbero essere proprio i sindaci ad essere promotori di una valutazione preventiva insieme con il partito e con i cittadini e comunque dobbiamo lavorare per una riscossa che non può che partire proprio da qui. Da questa area che si aspetta molto dal PD e che non ha ceduto alla moda del “tanto sono tutti uguali”. Ma è proprio quello che dobbiamo dimostrare……
martedì 15 aprile 2008
dibattito sul risultato elettorale
Apriamo un dibattito sul risultato elettorale, per farlo conviene metterci d'accordo prima sulle domande e poi verificare se diamo le stesse risposte.
Ne propongo alcune:
1) Il Partito Democratico ha perso le elezioni? Secondo me sì, infatti Veltroni ha riconsciuto la vittoria di Berlusconi e gli ha fatto gli auguri di buon governo nel nome dell'Italia.
2) Quali elettori rappresenta il Partito Democratico? Secondo in maniera marcata è il partito del lavoro, delle grandi aree urbane e dei ceti produttivi.....
3) Cosa deve fare il PD per vincere le prossime elezioni? Giustificando così il poco tempo a disposizione questa volta, ma senza nascondere gli errori fatti o quelli che si potevano o si potrebbero evitare la prossima volta......
4) Andremo ancora da soli? cioè saremo mai autosufficenti per vincere....e con chi ci dobbiamo alleare altrimenti.......
5) Siamo un partito di sinistra, di centro sinistra o che cosa? A giudicare dal risultato siamo più di sinistra che di centro, ma hanno ancora senso queste definizioni oppure il nostro problema e quello di altri è proprio di avere giocato con le autodefinizioni per poi scoprire che agli elettori non interessano più.....
6) Cosa fare a livello locale? Non c'è una formula, dobbiamo lavorare sul nostro radicamento e cercare convergenze sui programmi.....
Ne propongo alcune:
1) Il Partito Democratico ha perso le elezioni? Secondo me sì, infatti Veltroni ha riconsciuto la vittoria di Berlusconi e gli ha fatto gli auguri di buon governo nel nome dell'Italia.
2) Quali elettori rappresenta il Partito Democratico? Secondo in maniera marcata è il partito del lavoro, delle grandi aree urbane e dei ceti produttivi.....
3) Cosa deve fare il PD per vincere le prossime elezioni? Giustificando così il poco tempo a disposizione questa volta, ma senza nascondere gli errori fatti o quelli che si potevano o si potrebbero evitare la prossima volta......
4) Andremo ancora da soli? cioè saremo mai autosufficenti per vincere....e con chi ci dobbiamo alleare altrimenti.......
5) Siamo un partito di sinistra, di centro sinistra o che cosa? A giudicare dal risultato siamo più di sinistra che di centro, ma hanno ancora senso queste definizioni oppure il nostro problema e quello di altri è proprio di avere giocato con le autodefinizioni per poi scoprire che agli elettori non interessano più.....
6) Cosa fare a livello locale? Non c'è una formula, dobbiamo lavorare sul nostro radicamento e cercare convergenze sui programmi.....
venerdì 11 aprile 2008
Le mie previsioni.......
Alla fine della campagna elettorale mi sento,quasi per gioco, di fare queste previsioni per il voto del 13 e 14 aprile per quanto riguarda il Partito Democratico.
COLLEGNO 42,5 %
PROVINCIA DI TORINO (Circoscrizione Piemonte 1) 36 %
PIEMONTE (Circ. 1 + Circ. 2 ) 32 %
ITALIA ( Alla Camera) 33,5 %
Non so se questi risultati basteranno per vincere, ma confido sul recupero degli incerti "di sinistra" e sulla frammentazione del voto di centro destra
COLLEGNO 42,5 %
PROVINCIA DI TORINO (Circoscrizione Piemonte 1) 36 %
PIEMONTE (Circ. 1 + Circ. 2 ) 32 %
ITALIA ( Alla Camera) 33,5 %
Non so se questi risultati basteranno per vincere, ma confido sul recupero degli incerti "di sinistra" e sulla frammentazione del voto di centro destra
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