A proposito di maestro unico vi propongo di leggere questo articolo di Michele Serra
apparso su Repubblica del 24 settembre 2008
La campagna per il ritorno alla maestra unica, al di là dei propositi contingenti di "risparmio", aiuta a riflettere in maniera esemplare sulle ragioni profonde delle fortune politiche della destra di governo, e sulle sue altrettanto profonde intenzioni strategiche. Sono intenzioni di semplificazione. Se la parola-totem della sinistra, da molti anni a questa parte, è "complessità", a costo di far discendere da complesse analisi e complessi ragionamenti sbocchi politici oscuri e paralizzanti, comunque poco intelligibili dall´uomo della strada, quella della destra (vincente) è semplicità.
La pedagogia e la didattica, così come sono andate evolvendosi nell´ultimo mezzo secolo, sono avvertite come discipline "di sinistra" non tanto e non solo per il tentativo di sostituire alla semplificazione autoritaria orientamenti più aperti, e a rischio di permissivismo "sessantottesco". Sono considerate di sinistra perché complicano l´atteggiamento educativo, aggiungono scrupoli culturali ed esitazioni psicologiche, si avvitano attorno alla collosa (e odiatissima) materia della correttezza politica, esprimono un´idea di società iper-garantita e per ciò stesso di ardua gestione, e in buona sostanza attentano al desiderio di tranquillità e di certezze di un corpo sociale disorientato e ansioso, pronto ad applaudire con convinzione qualunque demiurgo, anche settoriale, armato di scure.
In questo senso la proposta Gelmini è quasi geniale. L´idea-forza, quella che arriva a una pubblica opinione sempre più tentata da modi bruschi, però semplificatori, è che gli arzigogoli "pedagogici", per giunta zavorrati da pretese sindacali, siano un lusso che la società non può più permettersi. Il vero "taglio", a ben vedere, non è quello di un personale docente comunque candidato - una volta liquidati i piloti, o i fannulloni, i sindacalisti o altri - al ruolo di ennesimo capro espiatorio. Il vero taglio è quello, gordiano, del nodo culturale. La nostalgia (molto diffusa) della maestra unica è la nostalgia di un´età dell´oro (irreale, ma seducente) nella quale la nefasta "complessità" non era ancora stata sdoganata da intellettuali, pedagogisti, psicologi, preti inquieti, agitatori politici e cercatori a vario titolo del pelo nell´uovo. Una società nella quale il principio autoritario era molto aiutato da una percezione dell´ordine di facile applicazione, nella quale il somaro era il somaro, l´operaio l´operaio e il dottore dottore. Una società che non prevedeva don Milani, non Mario Lodi, non Basaglia, ovviamente non il Sessantotto, e dunque, nella ricostruzione molto ideologica che se ne fa oggi a destra, è semplicemente caduta vittima di un agguato "comunista".
In questo schemino, semplice ed efficace, la cultura e la politica, a qualunque titolo, non sono visti come interpreti dei conflitti, ma come provocatori degli stessi. Se la pedagogia "permissiva" esiste, non è perché il disagio di parecchi bambini o la legnosità e l´inadeguatezza delle vecchia didattica richiedevano (già quarant´anni fa) di essere individuati e affrontati, ma perché quello stesso problema è stato "creato" da un ceto intellettuale e politico malevolmente orientato alla distruzione della buona vecchia scuola di una volta. Insomma, se la politica è diventata un format, come ha scritto Edmondo Berselli, la sua parola d´ordine è semplificazione.
Per questa destra popolare, e per il vasto e agguerrito blocco sociale che esprime, la complicazione è un vizio "borghese" (da professori, da intellettualoidi, beninteso da radical-chic, e poco conta che il personale scolastico sia tra i più proletarizzati d´Italia) che non possiamo più permetterci, e al quale abbiamo fatto malissimo a cedere. Non solo la pedagogia, anche la psicologia, la sociologia, la psichiatria, nella vulgata oggi egemone, non rappresentano più uno strumento di analisi della realtà, quanto la volontà di disturbo di manipolatori, di rematori contro, di attizzatori di fuochi sociali che una bella secchiata d´acqua, come quella della maestra unica, può finalmente spegnere. La lettura quotidiana della stampa di destra - specialmente Libero, da questo punto di vista paradigma assoluto dell´opinione pubblica filo-governativa - dimostra che il trionfo del pensiero sbrigativo, per meglio affermarsi, necessita di un disprezzo uguale e contrario per il pensiero complicato, per la massa indistinta di filosofemi e sociologismi dei quali i nuovi italiani "liberi" si considerano vittime non più disponibili, per il latinorum castale di politici e intellettuali libreschi, barbogi, causidici, che usano la cultura (e il ricatto della complessità) come un sonnifero per tenere a freno le fresche energie "popolari" di chi ne ha le scatole piene dei dubbi, delle esitazioni, della lagna sociale sugli immigrati e gli zingari, sui bambini in difficoltà, su chiunque attardi e appesantisca il quotidiano disbrigo delle dure faccende quotidiane. Già troppo dure, in sé, per potersi permettere le "menate" della sinistra sull´accoglienza o il tempo pieno o i diritti dei gay o altre fesserie.
La sinistra ha molto di che riflettere: la formazione culturale e perfino esistenziale del suo personale umano (elettorato compreso) è avvenuta nel culto quasi sacrale della complessità del mondo e della società, con la cultura eletta a strumento insostituibile di comprensione anche a rischio di complicare la complicazione... Ma non c´è dubbio che tra il rispetto della complessità e il narcisismo dello smarrimento, il passo è così breve che è stato ampiamente fatto: nessuna legge obbliga un intellettuale o un politico a innamorarsi dell´analisi al punto di non rischiare mai una sintesi, né la semplificazione - in sé - è una bestemmia (al contrario: proprio da chi ha molto studiato e molto riflettuto, ci si aspetterebbe a volte una conclusione che sia "facile" non perché rozza o superficiale, ma perché intelligente e comprensibile). Ma la posta in gioco è molto più importante del solo destino della sinistra. La posta in gioco - semplificando, appunto - è il destino della cultura, degli strumenti critici che rischiano di diventare insopportabili impicci. Se questa destra continuerà a vincere, a parte il marketing non si vede quale delle discipline sociali possa sperare di riacquistare prestigio, e una diffusione non solo castale o accademica. Perché è molto, molto più facile pensare che l´umanità e la Terra siano stati creati da Dio settemila anni fa (cosa della quale è convinta ad esempio la popolarissima Sarah Palin) piuttosto che perdere tempo e quattrini studiando i fossili e l´evoluzione. È molto più rassicurante, convincente, consolante pensare che le buone maestre di una volta, con l´ausilio del cinque in condotta e di una mitraglia di bocciature, possano mantenere l´ordine e "educare" meglio i bambini ipercinetici, e consumatori bulimici, che la televisione crea e che la propaganda di destra ora lascia intendere di poter distruggere, perché è meglio avere consumatori docili (clienti, come dice Pennac) piuttosto che cittadini irrequieti. È meglio avere certezze che problemi.
È molto più semplice pensare che il mondo sia semplice, non fosse che per una circostanza incresciosa per tutti: che non lo è. Il mondo è complicato, l´umanità pure, i bambini non parliamone neanche. Se le persone convinte di questo obbligatorio, salutare riconoscimento della complicazione non trovano la maniera di renderla "popolare", di spiegarla meglio, di proporne una credibile possibilità di governo, di discernimento dei principi, dei diritti, dei bisogni fondamentali, diciamo pure della democrazia, vedremo nei prossimi decenni il progressivo trionfo dei semplificatori insofferenti, dei Brunetta, delle Gelmini, delle Palin. Poi la realtà, come è ovvio, presenterà i suoi conti, sprofondando i semplificatori nella stessa melma in cui oggi si dibattono i poveri complicatori di minoranza. Nel frattempo, però, bisognerebbe darsi da fare, per sopravvivere con qualche dignità nell´Era della Semplificazione, limitandone il più possibile i danni, se non per noi per i nostri figli che rischiano di credere davvero, alla lunga, al mito reazionario dei bei tempi andati, quando la scuola sfornava Bravi Italiani, gli aerei volavano senza patemi, gli intellettuali non rompevano troppo le scatole e la cultura partiva dalla bella calligrafia e arrivava (in perfetto orario) alla più disciplinata delle rassegnazioni. Cioè al suo esatto contrario.
Michele Serra
giovedì 25 settembre 2008
martedì 16 settembre 2008
Dopo Natale il nuovo liceo di Oulx
Dopo le vacanze di Natale sarà consegnata la nuova sede del Liceo Des Ambrois di Oulx, nei pressi del Lago Borello, la cui avveniristica linea architettonica (il progetto originale si deve all’architetto Andrea Bruno) racchiude soluzioni tecnologiche all’avanguardia. Come tutti gli edifici scolastici superiori, anche il Liceo dell’Alta Valsusa è stato realizzato dalla Provincia di Torino, con una spesa di 10 milioni di Euro.
Nella mattinata di lunedi 15 settembre, in occasione dell’inizio dell’anno scolastico 2008-2009, il Presidente Antonio Saitta e l’Assessore provinciale all’Istruzione, Umberto D’Ottavio, hanno voluto verificare di persona lo stato di avanzamento dei lavori nel cantiere in via di ultimazione. Saitta e D’Ottavio hanno ribadito che, il 7 gennaio (alla ripresa delle lezioni dopo le vacanze natalizie), i 580 allievi del Liceo e dell’Istituto Professionale (insieme ai loro 60 insegnanti) saranno trasferiti dalle attuali quattro sedi sparse nel centro abitato di Oulx alle 31 aule circolari della nuova struttura, che è stata studiata ponendo particolare attenzione al rapporto con il paesaggio, la montagna, l’Oasi Naturale del Lago Borello (istituita nel 1979 laddove sorgeva una ex cava di estrazione) e le attività sportive e turistiche ad esso correlate. Sottolineando la forte carica innovativa del progetto, il Presidente Saitta ha ribadito l’impegno della Provincia per il miglioramento dell’edilizia scolastica sull’intero territorio provinciale e per il decongestionamento degli istituti torinesi. L’Assessore D’Ottavio ha precisato che la consegna dei locali della scuola da parte dell’azienda appaltatrice inizierà nel mese di novembre, mentre a febbraio saranno completati gli arredi dell’Auditorium.
Il progetto del nuovo Liceo di Oulx è partito dal presupposto di ottenere un'opera che esalti le potenzialità offerte dalla collocazione, risolvendo al contempo notevoli problemi geologici, idrogeologici e geotecnici. Le aule circolari hanno un’ampiezza di circa 50 metri quadrati, sono realizzate in alluminio, con le pareti interne rivestite di legno chiaro; sono tutte al piano terreno, aggregate lungo un percorso interno. Tutte le aule prendono luce da una finestra superiore e dispongono di energia elettrica prodotta da pannelli fotovoltaici. Anche i laboratori sono a pianta circolare, per un’ampiezza totale di 475 metri quadrati, collegati da un percorso coperto, lungo il quale sono collocati i servizi igienici, una hall coperta, la biblioteca, uno spazio adibito ad Auditorium e una sala proiezioni di 170 metri quadrati. “La progettazione dell’istituto scolastico superiore di Oulx è stata una grande sfida. - ha ricordato l’architetto Bruno incontrando il Presidente Saitta, l’Assessore D’Ottavio, gli amministratori locali, il Preside ed una delegazione di studenti del Liceo – Non era facile inserire una struttura avveniristica e dall’alto contenuto tecnologico in un ambiente naturale montano molto delicato. Abbiamo scelto di spalmare le aule circolari sul terreno, ideando un percorso che le collega tra loro e con gli altri spazi, mettendo al centro l’Auditorium, una struttura aperta ad una fruizione da parte dell’intera città”.
Nella mattinata di lunedi 15 settembre, in occasione dell’inizio dell’anno scolastico 2008-2009, il Presidente Antonio Saitta e l’Assessore provinciale all’Istruzione, Umberto D’Ottavio, hanno voluto verificare di persona lo stato di avanzamento dei lavori nel cantiere in via di ultimazione. Saitta e D’Ottavio hanno ribadito che, il 7 gennaio (alla ripresa delle lezioni dopo le vacanze natalizie), i 580 allievi del Liceo e dell’Istituto Professionale (insieme ai loro 60 insegnanti) saranno trasferiti dalle attuali quattro sedi sparse nel centro abitato di Oulx alle 31 aule circolari della nuova struttura, che è stata studiata ponendo particolare attenzione al rapporto con il paesaggio, la montagna, l’Oasi Naturale del Lago Borello (istituita nel 1979 laddove sorgeva una ex cava di estrazione) e le attività sportive e turistiche ad esso correlate. Sottolineando la forte carica innovativa del progetto, il Presidente Saitta ha ribadito l’impegno della Provincia per il miglioramento dell’edilizia scolastica sull’intero territorio provinciale e per il decongestionamento degli istituti torinesi. L’Assessore D’Ottavio ha precisato che la consegna dei locali della scuola da parte dell’azienda appaltatrice inizierà nel mese di novembre, mentre a febbraio saranno completati gli arredi dell’Auditorium.
Il progetto del nuovo Liceo di Oulx è partito dal presupposto di ottenere un'opera che esalti le potenzialità offerte dalla collocazione, risolvendo al contempo notevoli problemi geologici, idrogeologici e geotecnici. Le aule circolari hanno un’ampiezza di circa 50 metri quadrati, sono realizzate in alluminio, con le pareti interne rivestite di legno chiaro; sono tutte al piano terreno, aggregate lungo un percorso interno. Tutte le aule prendono luce da una finestra superiore e dispongono di energia elettrica prodotta da pannelli fotovoltaici. Anche i laboratori sono a pianta circolare, per un’ampiezza totale di 475 metri quadrati, collegati da un percorso coperto, lungo il quale sono collocati i servizi igienici, una hall coperta, la biblioteca, uno spazio adibito ad Auditorium e una sala proiezioni di 170 metri quadrati. “La progettazione dell’istituto scolastico superiore di Oulx è stata una grande sfida. - ha ricordato l’architetto Bruno incontrando il Presidente Saitta, l’Assessore D’Ottavio, gli amministratori locali, il Preside ed una delegazione di studenti del Liceo – Non era facile inserire una struttura avveniristica e dall’alto contenuto tecnologico in un ambiente naturale montano molto delicato. Abbiamo scelto di spalmare le aule circolari sul terreno, ideando un percorso che le collega tra loro e con gli altri spazi, mettendo al centro l’Auditorium, una struttura aperta ad una fruizione da parte dell’intera città”.
domenica 14 settembre 2008
provaci ancora...scuola!
Provaci ancora…scuola!
Oggi ricomincia la scuola in provincia di Torino e in tutto il Piemonte. Qualcuno si è lamentato del fatto che l’inizio fosse così avanti per via della collocazione dei figli al rientro dalle ferie …. ma questo argomento sembra un lusso di fronte alle tante preoccupazioni che affollano questo avvio.
Si tornerà al maestro unico alle elementari? Verrà cancellato il tempo pieno? Scompariranno le piccole scuole e quelle di montagna se non raggiungono almeno i 600 alunni? E un lungo elenco di altri interrogativi. Basta leggere i giornali per rendersi conto che non sono dubbi finti. Infatti non ci troviamo solo di fronte ad una richiesta di razionalizzazione o di risparmio o di lotta allo spreco. Questa volta si dice anche che “per essere europei bisogna stare di meno sui banchi” così come “ è ora di avere una scuola che recuperi chiarezza con i voti e la buona condotta”, altrimenti non è una scuola seria.
Non è il caso di fare polemica politica, anche perché ce ne sarebbe per tutti. Però, ancora una volta, il problema si sta impostando non in modo corretto. Non si fa nessuna “valutazione di sistema”, nessun confronto sulla sua efficacia , nessun vero benchmarking si direbbe. Per esempio: la dispersione scolastica è ancora intorno al 25 %. Cioè un ragazzo/a su quattro non raggiunge un diploma o una qualifica, fino a poco tempo era uno su tre. Come è stato possibile raggiungere questo risultato? E’ frutto della diffusione dell’offerta di istruzione e di formazione del nostro sistema territoriale? E’ vero che il sistema non è fatto di una somma di pezzi, ma di una continua integrazione, dalla scuola dell’infanzia all’Università? Secondo me sì, per questo guai a smontare il “sistema torinese”, che trova nella diffusione del tempo pieno alle elementari (il 90%) uno dei pilastri.
Facciamo un confronto fra sistemi e magari scopriamo che davvero è opportuno ridurre l’orario ai tecnici e ai professionali, non certo alle elementari dove rischiamo di tornare al doposcuola pagato dai comuni o dalle famiglie.
E poi non è detto che quello che serve a Torino sia lo stesso di altre realtà, anzi. L’aggancio del sistema al territorio è fondamentale, meglio se in un quadro nazionale e europeo definito dai mai troppo famosi “obiettivi di Lisbona”sottoscritti dai Paesi dell’Unione Europea e sui quali l’Italia è molto indietro. Anche per la percentuale di PIL investito: la metà di Svezia e Finlandia.
A Torino non è così. Qui abbiamo lavorato tutti per una scuola che funziona e che serve ai nostri giovani cittadini. Certo non tutto bene, ma lavoriamo su quello che non va senza tornare indietro.
Provaci ancora …. scuola. Buon Anno scolastico a tutti.
Umberto D’Ottavio
Assessore Provincia di Torino all’Istruzione
Oggi ricomincia la scuola in provincia di Torino e in tutto il Piemonte. Qualcuno si è lamentato del fatto che l’inizio fosse così avanti per via della collocazione dei figli al rientro dalle ferie …. ma questo argomento sembra un lusso di fronte alle tante preoccupazioni che affollano questo avvio.
Si tornerà al maestro unico alle elementari? Verrà cancellato il tempo pieno? Scompariranno le piccole scuole e quelle di montagna se non raggiungono almeno i 600 alunni? E un lungo elenco di altri interrogativi. Basta leggere i giornali per rendersi conto che non sono dubbi finti. Infatti non ci troviamo solo di fronte ad una richiesta di razionalizzazione o di risparmio o di lotta allo spreco. Questa volta si dice anche che “per essere europei bisogna stare di meno sui banchi” così come “ è ora di avere una scuola che recuperi chiarezza con i voti e la buona condotta”, altrimenti non è una scuola seria.
Non è il caso di fare polemica politica, anche perché ce ne sarebbe per tutti. Però, ancora una volta, il problema si sta impostando non in modo corretto. Non si fa nessuna “valutazione di sistema”, nessun confronto sulla sua efficacia , nessun vero benchmarking si direbbe. Per esempio: la dispersione scolastica è ancora intorno al 25 %. Cioè un ragazzo/a su quattro non raggiunge un diploma o una qualifica, fino a poco tempo era uno su tre. Come è stato possibile raggiungere questo risultato? E’ frutto della diffusione dell’offerta di istruzione e di formazione del nostro sistema territoriale? E’ vero che il sistema non è fatto di una somma di pezzi, ma di una continua integrazione, dalla scuola dell’infanzia all’Università? Secondo me sì, per questo guai a smontare il “sistema torinese”, che trova nella diffusione del tempo pieno alle elementari (il 90%) uno dei pilastri.
Facciamo un confronto fra sistemi e magari scopriamo che davvero è opportuno ridurre l’orario ai tecnici e ai professionali, non certo alle elementari dove rischiamo di tornare al doposcuola pagato dai comuni o dalle famiglie.
E poi non è detto che quello che serve a Torino sia lo stesso di altre realtà, anzi. L’aggancio del sistema al territorio è fondamentale, meglio se in un quadro nazionale e europeo definito dai mai troppo famosi “obiettivi di Lisbona”sottoscritti dai Paesi dell’Unione Europea e sui quali l’Italia è molto indietro. Anche per la percentuale di PIL investito: la metà di Svezia e Finlandia.
A Torino non è così. Qui abbiamo lavorato tutti per una scuola che funziona e che serve ai nostri giovani cittadini. Certo non tutto bene, ma lavoriamo su quello che non va senza tornare indietro.
Provaci ancora …. scuola. Buon Anno scolastico a tutti.
Umberto D’Ottavio
Assessore Provincia di Torino all’Istruzione
mercoledì 10 settembre 2008
Tutte le aule scolastiche autosufficenti per l'energia
TUTTE LE AULE SCOLASTICHE DEGLI ISTITUTI PROVINCIALI DIVENTERANNO ECOSOSTENIBILI
E’ il primo edificio scolastico in Piemonte ad essere completamente progettato pensando alla sostenibilità ambientale. Si trova a Sangano, ed è una succursale dell’Istituto superiore Pascal di Giaveno, che la Provincia di Torino sta realizzando con l’obiettivo, duplice, di dare vita a una scuola-modello in tema di risparmio energetico e di offrire agli studenti un grande laboratorio per capire a fondo le problematiche ambientali.
La scuola di Sangano, che costerà complessivamente 2milioni 957mila euro, è realizzata in materiali naturali e adatti al risparmio energetico, a cominciare dagli alberi del sole, formati ciascuno da 72 mq di pannelli solari fotovoltaici, al tetto giardino che aumenta la protezione termica dell’edificio, al recupero delle acque piovane.
In questo modo vengono create le condizioni per una totale autosufficienza.
Ma l’obiettivo della Provincia è più ambizioso, ci battiamo perché il risparmio energetico diventi la norma e non sia un elemento episodico.
I costi per rendere le aule totalmente autosufficienti dal punto di vista energetico sono infatti relativamente contenuti: 3600 euro per aula. La Provincia gestisce complessivamente 3800 aule, suddivise in 162 edifici, e quindi è necessaria una programmazione di più ampio respiro per rendere tutte le aule “energeticamente autonome”.
Di fatto, ad oggi gli edifici scolastici in cui sono già installati impianti fotovoltaici sono sei fra Torino e cintura, ed altri sei sono in corso di realizzazione.
Uno studio svolto su tutti gli edifici scolastici in gestione alla Provincia ha identificato come idonee, per la tipologia di tetto, altre tredici scuole, in cui gli impianti fotovoltaici potranno essere già realizzati dal 2009, mentre per gli altri servirà una programmazione e interventi di medio-lungo termine.
Nel 2009 le aule autosufficienti saranno 760, e 1520 nel 2010. Alle opere però si deve sommare il non meno importante impegno per far crescere la sensibilità ambientale, a cominciare dai giovani, e l’attenzione al risparmio energetico anche attraverso i piccoli gesti quotidiani.Negli istituti in cui sono già stati realizzati gli impianti fotovoltaici il progetto è stato condiviso con gli studenti,perché non biosgna dimenticare che l’energia meno cara è quella che non consumiamo.
E’ il primo edificio scolastico in Piemonte ad essere completamente progettato pensando alla sostenibilità ambientale. Si trova a Sangano, ed è una succursale dell’Istituto superiore Pascal di Giaveno, che la Provincia di Torino sta realizzando con l’obiettivo, duplice, di dare vita a una scuola-modello in tema di risparmio energetico e di offrire agli studenti un grande laboratorio per capire a fondo le problematiche ambientali.
La scuola di Sangano, che costerà complessivamente 2milioni 957mila euro, è realizzata in materiali naturali e adatti al risparmio energetico, a cominciare dagli alberi del sole, formati ciascuno da 72 mq di pannelli solari fotovoltaici, al tetto giardino che aumenta la protezione termica dell’edificio, al recupero delle acque piovane.
In questo modo vengono create le condizioni per una totale autosufficienza.
Ma l’obiettivo della Provincia è più ambizioso, ci battiamo perché il risparmio energetico diventi la norma e non sia un elemento episodico.
I costi per rendere le aule totalmente autosufficienti dal punto di vista energetico sono infatti relativamente contenuti: 3600 euro per aula. La Provincia gestisce complessivamente 3800 aule, suddivise in 162 edifici, e quindi è necessaria una programmazione di più ampio respiro per rendere tutte le aule “energeticamente autonome”.
Di fatto, ad oggi gli edifici scolastici in cui sono già installati impianti fotovoltaici sono sei fra Torino e cintura, ed altri sei sono in corso di realizzazione.
Uno studio svolto su tutti gli edifici scolastici in gestione alla Provincia ha identificato come idonee, per la tipologia di tetto, altre tredici scuole, in cui gli impianti fotovoltaici potranno essere già realizzati dal 2009, mentre per gli altri servirà una programmazione e interventi di medio-lungo termine.
Nel 2009 le aule autosufficienti saranno 760, e 1520 nel 2010. Alle opere però si deve sommare il non meno importante impegno per far crescere la sensibilità ambientale, a cominciare dai giovani, e l’attenzione al risparmio energetico anche attraverso i piccoli gesti quotidiani.Negli istituti in cui sono già stati realizzati gli impianti fotovoltaici il progetto è stato condiviso con gli studenti,perché non biosgna dimenticare che l’energia meno cara è quella che non consumiamo.
lunedì 8 settembre 2008
Dossier della Provincia sul governo d'area vasta
Il Presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta ha presentato il dossier Il governo d'area vasta nella provincia di Torino: "E' tornata d'attualità la proposta di abolizione di 9 Province italiane per istituire nelle rispettive aree metropolitane il nuovo ente "Città metropolitana" ed è ripartito un acceso confronto politico" ha spiegato Saitta "Questo documento sviluppa i concetti che ho avuto modo di anticipare sinteticamente l'8 luglio scorso al Ministro dell'Interno on. Maroni durante il primo incontro al Viminale con i Sindaci e i Presidenti delle Province interessate e che ho poi approfondito in seguito con il sottosegretario on. Davico il 29 luglio".
Si tratta di un contributo al dibattito, finalizzato a dimostrare la specificità della Provincia di Torino non solo dal punto di vista territoriale (la Provincia di Torino è quella in Italia col maggior numero di Comuni - ben 315 - con una delle più grandi estensioni territoriali - ben 6.830 kmq - e con una densità demografica quasi due volte superiore alla media italiana), ma soprattutto per la quantità e la qualità delle funzioni esercitate rispetto ad altre Province italiane, come conseguenza della legislazione regionale piemontese (in Piemonte, a differenza della maggior parte delle Regioni italiane, è avvenuto a partire dalla legge 59/97 un consistente trasferimento di funzioni e compiti). La Provincia di Torino ha ormai completato il lungo processo di evoluzione della propria natura di "ente intermedio", avviato con la legge nazionale del 1990 sull'ordinamento delle autonomie locali e si è attestata su un ruolo complesso, in cui le funzioni di programmazione e di raccordo tra i livelli di governo pareggiano con le nuove funzioni di gestione di servizi diretti alla collettività.
Nel documento è dimostrato che nella Provincia di Torino sono gestite politiche e i servizi di area vasta (rifiuti, trasporti, acqua, etc) su una dimensione più ampia di quella metropolitana perché le amministrazioni provinciali che si sono succedute hanno costantemente ricercato una dimensione territoriale più ampia per garantire contemporaneamente economie di scala e contrastare la marginalizzazione dei territori più esterni alla conurbazione torinese.
La delimitazione di un'area metropolitana, comprendente Torino e i Comuni contermini, e la costituzione dell'ente "Città metropolitana" e dei suoi organi (sindaco metropolitano, giunta e consiglio metropolitano) comporterebbe nel nostro caso specifico la nascita di nuove Province (almeno il Canavese e il Pinerolese) lasciando insoluta la questione dell'appartenenza del Chierese e della Valle di Susa (soluzione che farebbe crescere i costi e marginalizzerebbe le nuove piccole Province)
L'ipotesi di una città metropolitana + 2 nuove province, determinerebbe un maggior costo di almeno 90 milioni di euro ogni anno (per il personale, le spese di funzionamento e per il costo dei nuovi organi politici con relativo personale di supporto). E' evidente quanto più si spende per spese di "funzionamento", tanto meno si può spendere per i servizi al cittadino, per le politiche e per gli investimenti sul territorio.
Inoltre comporterebbe gravi diseconomie nella gestione di servizi a rete pari ad almeno 40 milioni di euro all'anno perché verrebbero spezzate quelle economie di scala che la Provincia di Torino è riuscita a realizzare nel tempo con grande fatica (si ritornerebbe al passato). Questi maggiori costi, calcolati prudenzialmente, sarebbero pagati dai cittadini con l'aumento delle tariffe dei servizi pubblici (acqua, trasporti, rifiuti, etc)
Le strade ipotizzate sono pertanto evidentemente improponibili.
La Provincia di Torino di fatto svolge già le funzioni dell'area metropolitana. L'organizzazione delle Olimpiadi invernali su un vasto territorio comprendente Torino e le montagne sono state un elemento di forza nella gestione di un grande evento mondiale e confermano la grande potenzialità dell'unitarietà della Provincia di Torino.
Il dossier contiene anche una concreta proposta per migliorare ulteriormente le politiche di area vasta a Torino e nei comuni circostanti" ha spiegato il Presidente Saitta. " Il tema non riguarda la gestione dei servizi, perché la scala di organizzazione superando la dimensione metropolitana ha già consentito importanti economie di scala. L'obiettivo è quello di rendere più organica e cogente la concertazione sulla pianificazione territoriale e sulla programmazione delle opere e degli investimenti di interesse metropolitano: un processo realizzabile senza alcun aggravio di costi, che può essere avviato con modifiche a due leggi regionali, che garantirebbe la sovranità delle istituzioni, il coordinamento delle politiche metropolitane con il resto del territorio provinciale, l'efficacia delle decisioni, il risparmio dei costi a carico della collettività".
Si tratta di un contributo al dibattito, finalizzato a dimostrare la specificità della Provincia di Torino non solo dal punto di vista territoriale (la Provincia di Torino è quella in Italia col maggior numero di Comuni - ben 315 - con una delle più grandi estensioni territoriali - ben 6.830 kmq - e con una densità demografica quasi due volte superiore alla media italiana), ma soprattutto per la quantità e la qualità delle funzioni esercitate rispetto ad altre Province italiane, come conseguenza della legislazione regionale piemontese (in Piemonte, a differenza della maggior parte delle Regioni italiane, è avvenuto a partire dalla legge 59/97 un consistente trasferimento di funzioni e compiti). La Provincia di Torino ha ormai completato il lungo processo di evoluzione della propria natura di "ente intermedio", avviato con la legge nazionale del 1990 sull'ordinamento delle autonomie locali e si è attestata su un ruolo complesso, in cui le funzioni di programmazione e di raccordo tra i livelli di governo pareggiano con le nuove funzioni di gestione di servizi diretti alla collettività.
Nel documento è dimostrato che nella Provincia di Torino sono gestite politiche e i servizi di area vasta (rifiuti, trasporti, acqua, etc) su una dimensione più ampia di quella metropolitana perché le amministrazioni provinciali che si sono succedute hanno costantemente ricercato una dimensione territoriale più ampia per garantire contemporaneamente economie di scala e contrastare la marginalizzazione dei territori più esterni alla conurbazione torinese.
La delimitazione di un'area metropolitana, comprendente Torino e i Comuni contermini, e la costituzione dell'ente "Città metropolitana" e dei suoi organi (sindaco metropolitano, giunta e consiglio metropolitano) comporterebbe nel nostro caso specifico la nascita di nuove Province (almeno il Canavese e il Pinerolese) lasciando insoluta la questione dell'appartenenza del Chierese e della Valle di Susa (soluzione che farebbe crescere i costi e marginalizzerebbe le nuove piccole Province)
L'ipotesi di una città metropolitana + 2 nuove province, determinerebbe un maggior costo di almeno 90 milioni di euro ogni anno (per il personale, le spese di funzionamento e per il costo dei nuovi organi politici con relativo personale di supporto). E' evidente quanto più si spende per spese di "funzionamento", tanto meno si può spendere per i servizi al cittadino, per le politiche e per gli investimenti sul territorio.
Inoltre comporterebbe gravi diseconomie nella gestione di servizi a rete pari ad almeno 40 milioni di euro all'anno perché verrebbero spezzate quelle economie di scala che la Provincia di Torino è riuscita a realizzare nel tempo con grande fatica (si ritornerebbe al passato). Questi maggiori costi, calcolati prudenzialmente, sarebbero pagati dai cittadini con l'aumento delle tariffe dei servizi pubblici (acqua, trasporti, rifiuti, etc)
Le strade ipotizzate sono pertanto evidentemente improponibili.
La Provincia di Torino di fatto svolge già le funzioni dell'area metropolitana. L'organizzazione delle Olimpiadi invernali su un vasto territorio comprendente Torino e le montagne sono state un elemento di forza nella gestione di un grande evento mondiale e confermano la grande potenzialità dell'unitarietà della Provincia di Torino.
Il dossier contiene anche una concreta proposta per migliorare ulteriormente le politiche di area vasta a Torino e nei comuni circostanti" ha spiegato il Presidente Saitta. " Il tema non riguarda la gestione dei servizi, perché la scala di organizzazione superando la dimensione metropolitana ha già consentito importanti economie di scala. L'obiettivo è quello di rendere più organica e cogente la concertazione sulla pianificazione territoriale e sulla programmazione delle opere e degli investimenti di interesse metropolitano: un processo realizzabile senza alcun aggravio di costi, che può essere avviato con modifiche a due leggi regionali, che garantirebbe la sovranità delle istituzioni, il coordinamento delle politiche metropolitane con il resto del territorio provinciale, l'efficacia delle decisioni, il risparmio dei costi a carico della collettività".
Cantiere Scuola
Pubblichiamo l'articolo di Maria Teresa Martinengo della Stampa del 8 settembre 2008
CANTIERE SCUOLA
Oltre un centinaio di piccoli e grandi interventi edilizi nelle scuole di Torino e della provincia per almeno 35 milioni di euro è il pacchetto che il 12 settembre il presidente della Provincia Antonio Saitta e l’assessore all’Istruzione Umberto D’Ottavio presenteranno ai presidi delle scuole superiori: un’occasione che permetterà ai dirigenti - oggi nel 99% dei casi di ruolo e quindi destinati a rimanere per qualche anno almeno nel rispettivo istituto - di chiarire dubbi e tempistiche.
Le «consegne» più vicine sono quelle della serra della sezione agraria del Roccati di Carmagnola, il cortile rifatto dello Zerboni, la copertura del Maxwell di Nichelino, la pavimentazione della palestra dell’Albert di Lanzo.
Si va dal mega-intervento, ormai al rush finale, del nuovo liceo di Oulx (i ragazzi, ora in sedi provvisorie, ne prenderanno possesso dopo Natale), dove lunedì 15 è prevista l’inaugurazione «simbolica» dell’anno scolastico da parte delle autorità, al rifacimento di tetti, servizi igienici (li attendono, per esempio, il Casale, il Cottini, il complesso di Chieri), facciate (Sommeiller, Galileo Ferraris, Cavour, il Barrocchio a Grugliasco). Ancora: rimozione di coperture in amianto (come al Curie di Pinerolo, all’Alberti di Luserna San Giovanni, all’ex Marro di Moncalieri), manutenzione straordinaria su impianti elettrici e ascensori, miglioramento di palestre, auditorium. In vista anche la partenza dei lavori di sopraelevazione del liceo classico D’Azeglio, mentre è in corso la costruzione della succursale dell’Itc Pascal a Sangano.
Fin qui le certezze. Diversa è invece la situazione di due grossi progetti di cui si parla da anni: la costruzione al Ponte Mosca del nuovo Spinelli, il polo internazionale europeo (elementari-medie-superiori), e il raddoppio dell’istituto alberghiero Beccari all’Ascom Village. «Per lo Spinelli - spiega l’assessore D’Ottavio - il presidente Saitta ha scritto al sindaco per conoscere entro metà settembre le reali intenzioni del Comune, coinvolto per la scuola dell’obbligo: dei circa 25 milioni necessari, 10 li mette la Provincia, 10 dovrebbe metterli il Comune e 2-3 la Regione». Serve un impegno preciso entro poche settimane, altrimenti andrà perso il contributo regionale.
Per l’assessore comunale alle Risorse Educative Luigi Saragnese quella «è la soluzione migliore possibile, ma poiché l’impegno è consistente in questo momento di ristrettezze, la decisione coinvolge le scelte dell’intera giunta».
Parole condivise dall’assessore al Patrimonio Mario Viano, che però è fiducioso. «Dobbiamo fare i conti con un indebitamento già pesante e con i limiti di spesa imposti, ma la costruzione di questa scuola è un’operazione urbanistica e sociale importante. Sto raccogliendo valutazioni dagli uffici: spero che si possa pagare all’impresa appaltatrice una parte dei costi dismettendo la scuola elementare in via San Sebastiano da Po».
La collocazione del Beccari all’Ascom Village nell’ambito di un grande progetto di campus per la formazione enogastronomica, invece, per D’Ottavio sta sfumando definitivamente (anche se la presidente dell’Ascom Maria Luisa Coppa afferma che «ci sono trattative in corso e, nonostante le risorse preventivate non ci siano completamente, trarre conclusioni è prematuro»). «L’Ascom non è più interessata - dice D’Ottavio -, quindi noi sistemeremo il Beccari investendo “in casa nostra”: nell’adeguamento di un’ala abbandonata del Casale».
CANTIERE SCUOLA
Oltre un centinaio di piccoli e grandi interventi edilizi nelle scuole di Torino e della provincia per almeno 35 milioni di euro è il pacchetto che il 12 settembre il presidente della Provincia Antonio Saitta e l’assessore all’Istruzione Umberto D’Ottavio presenteranno ai presidi delle scuole superiori: un’occasione che permetterà ai dirigenti - oggi nel 99% dei casi di ruolo e quindi destinati a rimanere per qualche anno almeno nel rispettivo istituto - di chiarire dubbi e tempistiche.
Le «consegne» più vicine sono quelle della serra della sezione agraria del Roccati di Carmagnola, il cortile rifatto dello Zerboni, la copertura del Maxwell di Nichelino, la pavimentazione della palestra dell’Albert di Lanzo.
Si va dal mega-intervento, ormai al rush finale, del nuovo liceo di Oulx (i ragazzi, ora in sedi provvisorie, ne prenderanno possesso dopo Natale), dove lunedì 15 è prevista l’inaugurazione «simbolica» dell’anno scolastico da parte delle autorità, al rifacimento di tetti, servizi igienici (li attendono, per esempio, il Casale, il Cottini, il complesso di Chieri), facciate (Sommeiller, Galileo Ferraris, Cavour, il Barrocchio a Grugliasco). Ancora: rimozione di coperture in amianto (come al Curie di Pinerolo, all’Alberti di Luserna San Giovanni, all’ex Marro di Moncalieri), manutenzione straordinaria su impianti elettrici e ascensori, miglioramento di palestre, auditorium. In vista anche la partenza dei lavori di sopraelevazione del liceo classico D’Azeglio, mentre è in corso la costruzione della succursale dell’Itc Pascal a Sangano.
Fin qui le certezze. Diversa è invece la situazione di due grossi progetti di cui si parla da anni: la costruzione al Ponte Mosca del nuovo Spinelli, il polo internazionale europeo (elementari-medie-superiori), e il raddoppio dell’istituto alberghiero Beccari all’Ascom Village. «Per lo Spinelli - spiega l’assessore D’Ottavio - il presidente Saitta ha scritto al sindaco per conoscere entro metà settembre le reali intenzioni del Comune, coinvolto per la scuola dell’obbligo: dei circa 25 milioni necessari, 10 li mette la Provincia, 10 dovrebbe metterli il Comune e 2-3 la Regione». Serve un impegno preciso entro poche settimane, altrimenti andrà perso il contributo regionale.
Per l’assessore comunale alle Risorse Educative Luigi Saragnese quella «è la soluzione migliore possibile, ma poiché l’impegno è consistente in questo momento di ristrettezze, la decisione coinvolge le scelte dell’intera giunta».
Parole condivise dall’assessore al Patrimonio Mario Viano, che però è fiducioso. «Dobbiamo fare i conti con un indebitamento già pesante e con i limiti di spesa imposti, ma la costruzione di questa scuola è un’operazione urbanistica e sociale importante. Sto raccogliendo valutazioni dagli uffici: spero che si possa pagare all’impresa appaltatrice una parte dei costi dismettendo la scuola elementare in via San Sebastiano da Po».
La collocazione del Beccari all’Ascom Village nell’ambito di un grande progetto di campus per la formazione enogastronomica, invece, per D’Ottavio sta sfumando definitivamente (anche se la presidente dell’Ascom Maria Luisa Coppa afferma che «ci sono trattative in corso e, nonostante le risorse preventivate non ci siano completamente, trarre conclusioni è prematuro»). «L’Ascom non è più interessata - dice D’Ottavio -, quindi noi sistemeremo il Beccari investendo “in casa nostra”: nell’adeguamento di un’ala abbandonata del Casale».
venerdì 5 settembre 2008
La tangenziale per Pianezza e Alpignano
Il 3 settembre è stato effettuato un sopralluogo al cantiere della variante di Pianezza-Alpignano della SSP 24, per verificare lo stato di avanzamento dei lavori che avevano subìto una lunga pausa per una controversia insorta tra L’ATIVA e l’impresa esecutrice.
L’opera, 8 km di lunghezza, dovrà consentire di decongestionare la tangenziale da e verso la Valle di Susa, oltre che le aree urbane dei due Comuni.
"La variante di Pianezza-Alpignano è un’opera importante - commenta Saitta - perchè permette di risolvere un annoso problema della zona nord-ovest del territorio della provincia di Torino. La circonvallazione consentirà di eliminare un problema locale, evitando l’attraversamento di Pianezza e Alpignano, alleggerendo così notevolmente il traffico nei due Comuni. La nuova arteria risolverà anche problemi più generali di viabilità, decongestionando la tangenziale grazie alla possibilità di entrare ed uscire all’altezza dello svincolo di Collegno per innestarsi direttamente nella viabilità della valle di Susa, senza passare per il casello di Bruere o per Rivoli."
La variante di Pianezza-Alpignano si interseca con le altre strade attraverso cinque rotatorie e uno svincolo autostradale con la tangenziale. Sono previsti inoltre cinque cavalcavia sulla viabilità minore.
I lavori saranno terminati entro la primavera del 2009.
Ottimo!!!
L’opera, 8 km di lunghezza, dovrà consentire di decongestionare la tangenziale da e verso la Valle di Susa, oltre che le aree urbane dei due Comuni.
"La variante di Pianezza-Alpignano è un’opera importante - commenta Saitta - perchè permette di risolvere un annoso problema della zona nord-ovest del territorio della provincia di Torino. La circonvallazione consentirà di eliminare un problema locale, evitando l’attraversamento di Pianezza e Alpignano, alleggerendo così notevolmente il traffico nei due Comuni. La nuova arteria risolverà anche problemi più generali di viabilità, decongestionando la tangenziale grazie alla possibilità di entrare ed uscire all’altezza dello svincolo di Collegno per innestarsi direttamente nella viabilità della valle di Susa, senza passare per il casello di Bruere o per Rivoli."
La variante di Pianezza-Alpignano si interseca con le altre strade attraverso cinque rotatorie e uno svincolo autostradale con la tangenziale. Sono previsti inoltre cinque cavalcavia sulla viabilità minore.
I lavori saranno terminati entro la primavera del 2009.
Ottimo!!!
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