lunedì 8 settembre 2008

Dossier della Provincia sul governo d'area vasta

Il Presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta ha presentato il dossier Il governo d'area vasta nella provincia di Torino: "E' tornata d'attualità la proposta di abolizione di 9 Province italiane per istituire nelle rispettive aree metropolitane il nuovo ente "Città metropolitana" ed è ripartito un acceso confronto politico" ha spiegato Saitta "Questo documento sviluppa i concetti che ho avuto modo di anticipare sinteticamente l'8 luglio scorso al Ministro dell'Interno on. Maroni durante il primo incontro al Viminale con i Sindaci e i Presidenti delle Province interessate e che ho poi approfondito in seguito con il sottosegretario on. Davico il 29 luglio".
Si tratta di un contributo al dibattito, finalizzato a dimostrare la specificità della Provincia di Torino non solo dal punto di vista territoriale (la Provincia di Torino è quella in Italia col maggior numero di Comuni - ben 315 - con una delle più grandi estensioni territoriali - ben 6.830 kmq - e con una densità demografica quasi due volte superiore alla media italiana), ma soprattutto per la quantità e la qualità delle funzioni esercitate rispetto ad altre Province italiane, come conseguenza della legislazione regionale piemontese (in Piemonte, a differenza della maggior parte delle Regioni italiane, è avvenuto a partire dalla legge 59/97 un consistente trasferimento di funzioni e compiti). La Provincia di Torino ha ormai completato il lungo processo di evoluzione della propria natura di "ente intermedio", avviato con la legge nazionale del 1990 sull'ordinamento delle autonomie locali e si è attestata su un ruolo complesso, in cui le funzioni di programmazione e di raccordo tra i livelli di governo pareggiano con le nuove funzioni di gestione di servizi diretti alla collettività.
Nel documento è dimostrato che nella Provincia di Torino sono gestite politiche e i servizi di area vasta (rifiuti, trasporti, acqua, etc) su una dimensione più ampia di quella metropolitana perché le amministrazioni provinciali che si sono succedute hanno costantemente ricercato una dimensione territoriale più ampia per garantire contemporaneamente economie di scala e contrastare la marginalizzazione dei territori più esterni alla conurbazione torinese.

La delimitazione di un'area metropolitana, comprendente Torino e i Comuni contermini, e la costituzione dell'ente "Città metropolitana" e dei suoi organi (sindaco metropolitano, giunta e consiglio metropolitano) comporterebbe nel nostro caso specifico la nascita di nuove Province (almeno il Canavese e il Pinerolese) lasciando insoluta la questione dell'appartenenza del Chierese e della Valle di Susa (soluzione che farebbe crescere i costi e marginalizzerebbe le nuove piccole Province)

L'ipotesi di una città metropolitana + 2 nuove province, determinerebbe un maggior costo di almeno 90 milioni di euro ogni anno (per il personale, le spese di funzionamento e per il costo dei nuovi organi politici con relativo personale di supporto). E' evidente quanto più si spende per spese di "funzionamento", tanto meno si può spendere per i servizi al cittadino, per le politiche e per gli investimenti sul territorio.
Inoltre comporterebbe gravi diseconomie nella gestione di servizi a rete pari ad almeno 40 milioni di euro all'anno perché verrebbero spezzate quelle economie di scala che la Provincia di Torino è riuscita a realizzare nel tempo con grande fatica (si ritornerebbe al passato). Questi maggiori costi, calcolati prudenzialmente, sarebbero pagati dai cittadini con l'aumento delle tariffe dei servizi pubblici (acqua, trasporti, rifiuti, etc)
Le strade ipotizzate sono pertanto evidentemente improponibili.
La Provincia di Torino di fatto svolge già le funzioni dell'area metropolitana. L'organizzazione delle Olimpiadi invernali su un vasto territorio comprendente Torino e le montagne sono state un elemento di forza nella gestione di un grande evento mondiale e confermano la grande potenzialità dell'unitarietà della Provincia di Torino.

Il dossier contiene anche una concreta proposta per migliorare ulteriormente le politiche di area vasta a Torino e nei comuni circostanti" ha spiegato il Presidente Saitta. " Il tema non riguarda la gestione dei servizi, perché la scala di organizzazione superando la dimensione metropolitana ha già consentito importanti economie di scala. L'obiettivo è quello di rendere più organica e cogente la concertazione sulla pianificazione territoriale e sulla programmazione delle opere e degli investimenti di interesse metropolitano: un processo realizzabile senza alcun aggravio di costi, che può essere avviato con modifiche a due leggi regionali, che garantirebbe la sovranità delle istituzioni, il coordinamento delle politiche metropolitane con il resto del territorio provinciale, l'efficacia delle decisioni, il risparmio dei costi a carico della collettività".

Cantiere Scuola

Pubblichiamo l'articolo di Maria Teresa Martinengo della Stampa del 8 settembre 2008

CANTIERE SCUOLA

Oltre un centinaio di piccoli e grandi interventi edilizi nelle scuole di Torino e della provincia per almeno 35 milioni di euro è il pacchetto che il 12 settembre il presidente della Provincia Antonio Saitta e l’assessore all’Istruzione Umberto D’Ottavio presenteranno ai presidi delle scuole superiori: un’occasione che permetterà ai dirigenti - oggi nel 99% dei casi di ruolo e quindi destinati a rimanere per qualche anno almeno nel rispettivo istituto - di chiarire dubbi e tempistiche.
Le «consegne» più vicine sono quelle della serra della sezione agraria del Roccati di Carmagnola, il cortile rifatto dello Zerboni, la copertura del Maxwell di Nichelino, la pavimentazione della palestra dell’Albert di Lanzo.
Si va dal mega-intervento, ormai al rush finale, del nuovo liceo di Oulx (i ragazzi, ora in sedi provvisorie, ne prenderanno possesso dopo Natale), dove lunedì 15 è prevista l’inaugurazione «simbolica» dell’anno scolastico da parte delle autorità, al rifacimento di tetti, servizi igienici (li attendono, per esempio, il Casale, il Cottini, il complesso di Chieri), facciate (Sommeiller, Galileo Ferraris, Cavour, il Barrocchio a Grugliasco). Ancora: rimozione di coperture in amianto (come al Curie di Pinerolo, all’Alberti di Luserna San Giovanni, all’ex Marro di Moncalieri), manutenzione straordinaria su impianti elettrici e ascensori, miglioramento di palestre, auditorium. In vista anche la partenza dei lavori di sopraelevazione del liceo classico D’Azeglio, mentre è in corso la costruzione della succursale dell’Itc Pascal a Sangano.
Fin qui le certezze. Diversa è invece la situazione di due grossi progetti di cui si parla da anni: la costruzione al Ponte Mosca del nuovo Spinelli, il polo internazionale europeo (elementari-medie-superiori), e il raddoppio dell’istituto alberghiero Beccari all’Ascom Village. «Per lo Spinelli - spiega l’assessore D’Ottavio - il presidente Saitta ha scritto al sindaco per conoscere entro metà settembre le reali intenzioni del Comune, coinvolto per la scuola dell’obbligo: dei circa 25 milioni necessari, 10 li mette la Provincia, 10 dovrebbe metterli il Comune e 2-3 la Regione». Serve un impegno preciso entro poche settimane, altrimenti andrà perso il contributo regionale.
Per l’assessore comunale alle Risorse Educative Luigi Saragnese quella «è la soluzione migliore possibile, ma poiché l’impegno è consistente in questo momento di ristrettezze, la decisione coinvolge le scelte dell’intera giunta».
Parole condivise dall’assessore al Patrimonio Mario Viano, che però è fiducioso. «Dobbiamo fare i conti con un indebitamento già pesante e con i limiti di spesa imposti, ma la costruzione di questa scuola è un’operazione urbanistica e sociale importante. Sto raccogliendo valutazioni dagli uffici: spero che si possa pagare all’impresa appaltatrice una parte dei costi dismettendo la scuola elementare in via San Sebastiano da Po».
La collocazione del Beccari all’Ascom Village nell’ambito di un grande progetto di campus per la formazione enogastronomica, invece, per D’Ottavio sta sfumando definitivamente (anche se la presidente dell’Ascom Maria Luisa Coppa afferma che «ci sono trattative in corso e, nonostante le risorse preventivate non ci siano completamente, trarre conclusioni è prematuro»). «L’Ascom non è più interessata - dice D’Ottavio -, quindi noi sistemeremo il Beccari investendo “in casa nostra”: nell’adeguamento di un’ala abbandonata del Casale».

venerdì 5 settembre 2008

La tangenziale per Pianezza e Alpignano

Il 3 settembre è stato effettuato un sopralluogo al cantiere della variante di Pianezza-Alpignano della SSP 24, per verificare lo stato di avanzamento dei lavori che avevano subìto una lunga pausa per una controversia insorta tra L’ATIVA e l’impresa esecutrice.
L’opera, 8 km di lunghezza, dovrà consentire di decongestionare la tangenziale da e verso la Valle di Susa, oltre che le aree urbane dei due Comuni.

"La variante di Pianezza-Alpignano è un’opera importante - commenta Saitta - perchè permette di risolvere un annoso problema della zona nord-ovest del territorio della provincia di Torino. La circonvallazione consentirà di eliminare un problema locale, evitando l’attraversamento di Pianezza e Alpignano, alleggerendo così notevolmente il traffico nei due Comuni. La nuova arteria risolverà anche problemi più generali di viabilità, decongestionando la tangenziale grazie alla possibilità di entrare ed uscire all’altezza dello svincolo di Collegno per innestarsi direttamente nella viabilità della valle di Susa, senza passare per il casello di Bruere o per Rivoli."

La variante di Pianezza-Alpignano si interseca con le altre strade attraverso cinque rotatorie e uno svincolo autostradale con la tangenziale. Sono previsti inoltre cinque cavalcavia sulla viabilità minore.

I lavori saranno terminati entro la primavera del 2009.

Ottimo!!!

venerdì 29 agosto 2008

Incontro sulla scuola alla Festa del PD di Torino

Si discuterà di "SCUOLA" alla festa del Partito Democratico di Torino che si svolgerà dal 4 al 14 settembre presso il Circolo Sporting Dora di Corso Umbria ( si trova di fianco al Museo A come ambiente, vicino c'è una ciminiera che sembra una centrale nucleare).

L'appuntamento è fissato per il giorno martedì 9 settembre alle ore 18. Ci saranno oltre al sottoscritto, Gianna Pentenero, assessore regionale all'istruzione e Paola Pozzi presidente della Commissione del Consiglio regionale che si occupa di istruzione.

Chi legge è pregato di far circolare l'invito nella speranza che una buona partecipazione all'incontro possa farci preparare al nuovo anno scolastico che si apre il 15, già con la predisposizione ad impegnarci contro la controriforma Gelmini-Tremonti.

Umberto D'Ottavio

venerdì 22 agosto 2008

Susta e le polemiche "torinesi"

Pubblico sul mio blog il testo dell'intervento apparso di Gianluca Susta apparso sull'edizione torinese della Repubblica del 22 agosto 2008.

"Nella polemica torinese occorre mettere qualche "puntino sulle i" altrimenti continueremo a leggere solo accuse reciproche e incomprensioni. Primo: nessuno vuole, può e deve mettere in discussione il ruolo e la figura del segretario regionale. Gianfranco Morgando è il segretario del Pd, non di una parte, altrimenti vuol dire che non abbiamo capito nulla dello spirito delle primarie. Quindi nessuna "sindrome da sconfitti" da parte di chi mi ha sostenuto il 14 ottobre e nessun revanscismo. Secondo: la smettano i vincitori delle primarie di vedere complotti e congiure ovunque e si chiedano quanto sia stato aiutato da loro Morgando in questi mesi. Fin dal 15 ottobre abbiamo sostenuto lealmente il suo sforzo che non ha prodotto da solo oltre 300 circoli sul territorio o attivato 24 forum tematici o definito lo statuto. L´unità in questa situazione, in cui rischiamo di perdere ovunque, è indispensabile.
Noi, che abbiamo la guida del Comune di Torino e della Regione, dobbiamo capire che il Pd non è né la Margherita né i Ds e che un partito "nuovo" esige partecipazione, discussione, coinvolgimento, costante ricerca del confronto e, soprattutto, pazienza. Morgando, in primis, e la maggioranza devono capire che spetta innanzi tutto a loro (e non a noi, come invece avvenuto in questi mesi) il compito di far sentire tutti a casa propria, dando tangibili segni in questa direzione, tenuto conto che quella loro "vittoria" era solo molto parzialmente tale, visto che abbiamo eletto lo stesso numero di costituenti e in sei Province su otto abbiamo vinto noi, senza per questo abbandonarci a quelle "tabulae rasae" delle minoranze che invece abbiamo purtroppo visto avvenire a Torino.
C´è spazio e ci sono occasioni per vedere se davvero si vuole costruire un partito unito. Non unitario, comunque! Che il Pd sia ormai più una federazione di partiti che un partito "unitario e plurale", beh, Chiamparino e tutti noi a questo fatto ci dobbiamo rassegnare. Questo è quello che ci consegnano mesi di discussioni (non solo in Piemonte), figlie della non convinta adesione al "progetto" del Pd da parte di molti, forse troppi, che lo hanno più subito che desiderato. Il buon senso e la pazienza aiuteranno a trovare mediazioni "alte", sia di governo sia di opposizione, ma il partito del "riformismo del futuro" non è ancora nato e non saranno certo il tesseramento e il congresso a farlo nascere.
Smettiamola, però, con vittimismi e supponenze e mettiamo il segretario regionale in condizione di guidare il partito con autorevolezza e piena legittimazione.

GianLuca Susta

domenica 20 luglio 2008

A Torino lasciamo perdere la città metropilitana

La Lega delle Autonomie del Piemonte sta seguendo con attenzione il dibattito intorno alla creazione delle città metropolitane e chiama tutte le istituzioni della nostra Regione a partecipare ad una discussione che non può essere vista come un problema tra la città di Torino e la Provincia.

Già in occasione della discussione sulla legge regionale che ha ridotto le Comunità Montane avevamo fatto presente che qualunque scelta portava con se conseguenze sulle altre istituzioni, che, ricordiamolo, non sono semplici agenzie, ma espressioni democratiche dell'autogoverno territoriale.

A noi sembra opportuno ripartire dal chi fa che cosa. In questo senso è, giustamente, scomparso il tema dell'abolizione delle Province. In quanto se confermiamo che il Comune è l'unità minima territoriale attraverso il quale è suddiviso tutto il territorio nazionale ( tra l'altro è così in tutto il mondo....pensiamo solo a quante versioni ci sono del sostantivo Sindaco) la necessità di un livello che mette insieme più Comuni e che si occupa con loro dell'orgazzazione di servizi di area vasta, non sembra sostitubile.

In questo senso la definizione costituzionale della città metropolitana ha posto un tema nuovo nel nostro Paese che non ha mai trovato nemmeno una soluzione teorica unitaria sul che cosa potrebbe davvero fare. Perchè tutto quello che verrebbe tolto ai comuni lo può fare la Provincia e lo stesso dalla Regione che ha gia fatto molto in termini di decentramento verso le Province.

Per questo la definizione di città metropolitana non può che avvicinarsi di più a quello che oggi è diventata la Provincia. Ma se siamo tutti d'accordo che nessun comune deve essere sc iolto nemmeno quello di Torino, allora la città metropolitana non può che essere interpretata dalla stessa provincia.

Facciamo l'esempio di Milano, dove l'eventuale estensione della città metropolitana corrisponde esattamente alla Provincia, chi scompare dalla geografia politica è il consiglio comunale di Milano, perchè il consiglio metropolitano non potrà non avere espressioni anche delle realtà esterne alla cinta daziaria milanese.

Nel caso di Torino la vicenda ha tutti i connotati per chiedere di lasciare perdere. Torino non intende sciogliersi, gli altri comuni non intendono farsi inglobare e perdere identità, i piccoli comuni , la Regione ha già fatto leggi che su materie come l'urbanistica, i rifiuti,i trasporti, la formazione fanno della Provincia il vero ente di governo. In sostanza a Torino non è il caso di fare la città metropolitana, ma anzi dobbiamo rafforzare il ruolo della Provincia che c'è già e funziona.
Non parliamo poi della questione costi della politica che rischia sempre di più di diventare riduzione degli spazi di democrazia.


La Lega delle Autonomie ha tra i suoi aderenti comuni, province, comunità montane e consorzi, non deve difendere d'ufficio nessuno, per questo dedicherà la sua attenzione alle proposte e alla loro efficacia per i cittadini.

Per questo chiede a tutte le istituzioni democratiche di intervenire direttamente nella discussione con ordini del giorno e iniziative utili anche alrilancio del sistema complessivo delle autonomie in PIemonte.

Umberto D'Ottavio
Presidente Regionale Lega delle Autonomie

mercoledì 16 luglio 2008

La bussiness community a Torino

Purtroppo non ha avuto una eco sui giornali, ma il lavoro di ricerca sulla bussiness community a Torino negli anni fra il 1883 e il 1907 è davvero di grande interesse.

Questa comunità d'affari, anche multinazionale e multireligiosa, variegata sempre più intregrata suggerisce in primo luogo una riflessione importante: alla svolta del novecento Torino superò le crisi di fine ottocento anche perchè potè contare su risorse imprenditoriali diversificate ed agì secondo schemi di cooperazione interna, con logiche di squadra. Una lezione che, pur nella consapevolezza della diversità dei contesti storici, appare utile anche per la Torino di oggi.

La ricerca ci restituisce profili e strategie di una bussiness community al centro di una rete di interessi e relazioni nazionali ed internazionali. Evidenti i legami del credito locale con la finanza svizzera e francese così come con i capitali tedeschi veicolati dalle banche miste. Chiari i network di una imprenditoria cotoniera in gran parte svizzera e protestante con altre èlite d'affari nazionali (quella milanese su tutte) e con imprese attive sul mercato globale, dagli Stati Uniti all'Egitto; precocemente impegnato nella competizione internazionale anche nel settore automobilistico, mentre da subito è al centro di interessi stranieri anche la nascente industria elettrica.

Tutto questo è contenuto in un curato cd-rom prodotto dalla Provincia di Torino con il contributo della Fondazione CRT e disponibile presso il CESEDI. Paride Rugafiori, Chiara Ottaviano e Ivan Balbo hanno effettuato la ricerca e realizzato una banca dati molto ricca, con 16000 documenti, 6500 imprese, 17000 operatori economici.
Riferimento www.cliomediaofficina.it