Provaci ancora…scuola!
Oggi ricomincia la scuola in provincia di Torino e in tutto il Piemonte. Qualcuno si è lamentato del fatto che l’inizio fosse così avanti per via della collocazione dei figli al rientro dalle ferie …. ma questo argomento sembra un lusso di fronte alle tante preoccupazioni che affollano questo avvio.
Si tornerà al maestro unico alle elementari? Verrà cancellato il tempo pieno? Scompariranno le piccole scuole e quelle di montagna se non raggiungono almeno i 600 alunni? E un lungo elenco di altri interrogativi. Basta leggere i giornali per rendersi conto che non sono dubbi finti. Infatti non ci troviamo solo di fronte ad una richiesta di razionalizzazione o di risparmio o di lotta allo spreco. Questa volta si dice anche che “per essere europei bisogna stare di meno sui banchi” così come “ è ora di avere una scuola che recuperi chiarezza con i voti e la buona condotta”, altrimenti non è una scuola seria.
Non è il caso di fare polemica politica, anche perché ce ne sarebbe per tutti. Però, ancora una volta, il problema si sta impostando non in modo corretto. Non si fa nessuna “valutazione di sistema”, nessun confronto sulla sua efficacia , nessun vero benchmarking si direbbe. Per esempio: la dispersione scolastica è ancora intorno al 25 %. Cioè un ragazzo/a su quattro non raggiunge un diploma o una qualifica, fino a poco tempo era uno su tre. Come è stato possibile raggiungere questo risultato? E’ frutto della diffusione dell’offerta di istruzione e di formazione del nostro sistema territoriale? E’ vero che il sistema non è fatto di una somma di pezzi, ma di una continua integrazione, dalla scuola dell’infanzia all’Università? Secondo me sì, per questo guai a smontare il “sistema torinese”, che trova nella diffusione del tempo pieno alle elementari (il 90%) uno dei pilastri.
Facciamo un confronto fra sistemi e magari scopriamo che davvero è opportuno ridurre l’orario ai tecnici e ai professionali, non certo alle elementari dove rischiamo di tornare al doposcuola pagato dai comuni o dalle famiglie.
E poi non è detto che quello che serve a Torino sia lo stesso di altre realtà, anzi. L’aggancio del sistema al territorio è fondamentale, meglio se in un quadro nazionale e europeo definito dai mai troppo famosi “obiettivi di Lisbona”sottoscritti dai Paesi dell’Unione Europea e sui quali l’Italia è molto indietro. Anche per la percentuale di PIL investito: la metà di Svezia e Finlandia.
A Torino non è così. Qui abbiamo lavorato tutti per una scuola che funziona e che serve ai nostri giovani cittadini. Certo non tutto bene, ma lavoriamo su quello che non va senza tornare indietro.
Provaci ancora …. scuola. Buon Anno scolastico a tutti.
Umberto D’Ottavio
Assessore Provincia di Torino all’Istruzione
domenica 14 settembre 2008
mercoledì 10 settembre 2008
Tutte le aule scolastiche autosufficenti per l'energia
TUTTE LE AULE SCOLASTICHE DEGLI ISTITUTI PROVINCIALI DIVENTERANNO ECOSOSTENIBILI
E’ il primo edificio scolastico in Piemonte ad essere completamente progettato pensando alla sostenibilità ambientale. Si trova a Sangano, ed è una succursale dell’Istituto superiore Pascal di Giaveno, che la Provincia di Torino sta realizzando con l’obiettivo, duplice, di dare vita a una scuola-modello in tema di risparmio energetico e di offrire agli studenti un grande laboratorio per capire a fondo le problematiche ambientali.
La scuola di Sangano, che costerà complessivamente 2milioni 957mila euro, è realizzata in materiali naturali e adatti al risparmio energetico, a cominciare dagli alberi del sole, formati ciascuno da 72 mq di pannelli solari fotovoltaici, al tetto giardino che aumenta la protezione termica dell’edificio, al recupero delle acque piovane.
In questo modo vengono create le condizioni per una totale autosufficienza.
Ma l’obiettivo della Provincia è più ambizioso, ci battiamo perché il risparmio energetico diventi la norma e non sia un elemento episodico.
I costi per rendere le aule totalmente autosufficienti dal punto di vista energetico sono infatti relativamente contenuti: 3600 euro per aula. La Provincia gestisce complessivamente 3800 aule, suddivise in 162 edifici, e quindi è necessaria una programmazione di più ampio respiro per rendere tutte le aule “energeticamente autonome”.
Di fatto, ad oggi gli edifici scolastici in cui sono già installati impianti fotovoltaici sono sei fra Torino e cintura, ed altri sei sono in corso di realizzazione.
Uno studio svolto su tutti gli edifici scolastici in gestione alla Provincia ha identificato come idonee, per la tipologia di tetto, altre tredici scuole, in cui gli impianti fotovoltaici potranno essere già realizzati dal 2009, mentre per gli altri servirà una programmazione e interventi di medio-lungo termine.
Nel 2009 le aule autosufficienti saranno 760, e 1520 nel 2010. Alle opere però si deve sommare il non meno importante impegno per far crescere la sensibilità ambientale, a cominciare dai giovani, e l’attenzione al risparmio energetico anche attraverso i piccoli gesti quotidiani.Negli istituti in cui sono già stati realizzati gli impianti fotovoltaici il progetto è stato condiviso con gli studenti,perché non biosgna dimenticare che l’energia meno cara è quella che non consumiamo.
E’ il primo edificio scolastico in Piemonte ad essere completamente progettato pensando alla sostenibilità ambientale. Si trova a Sangano, ed è una succursale dell’Istituto superiore Pascal di Giaveno, che la Provincia di Torino sta realizzando con l’obiettivo, duplice, di dare vita a una scuola-modello in tema di risparmio energetico e di offrire agli studenti un grande laboratorio per capire a fondo le problematiche ambientali.
La scuola di Sangano, che costerà complessivamente 2milioni 957mila euro, è realizzata in materiali naturali e adatti al risparmio energetico, a cominciare dagli alberi del sole, formati ciascuno da 72 mq di pannelli solari fotovoltaici, al tetto giardino che aumenta la protezione termica dell’edificio, al recupero delle acque piovane.
In questo modo vengono create le condizioni per una totale autosufficienza.
Ma l’obiettivo della Provincia è più ambizioso, ci battiamo perché il risparmio energetico diventi la norma e non sia un elemento episodico.
I costi per rendere le aule totalmente autosufficienti dal punto di vista energetico sono infatti relativamente contenuti: 3600 euro per aula. La Provincia gestisce complessivamente 3800 aule, suddivise in 162 edifici, e quindi è necessaria una programmazione di più ampio respiro per rendere tutte le aule “energeticamente autonome”.
Di fatto, ad oggi gli edifici scolastici in cui sono già installati impianti fotovoltaici sono sei fra Torino e cintura, ed altri sei sono in corso di realizzazione.
Uno studio svolto su tutti gli edifici scolastici in gestione alla Provincia ha identificato come idonee, per la tipologia di tetto, altre tredici scuole, in cui gli impianti fotovoltaici potranno essere già realizzati dal 2009, mentre per gli altri servirà una programmazione e interventi di medio-lungo termine.
Nel 2009 le aule autosufficienti saranno 760, e 1520 nel 2010. Alle opere però si deve sommare il non meno importante impegno per far crescere la sensibilità ambientale, a cominciare dai giovani, e l’attenzione al risparmio energetico anche attraverso i piccoli gesti quotidiani.Negli istituti in cui sono già stati realizzati gli impianti fotovoltaici il progetto è stato condiviso con gli studenti,perché non biosgna dimenticare che l’energia meno cara è quella che non consumiamo.
lunedì 8 settembre 2008
Dossier della Provincia sul governo d'area vasta
Il Presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta ha presentato il dossier Il governo d'area vasta nella provincia di Torino: "E' tornata d'attualità la proposta di abolizione di 9 Province italiane per istituire nelle rispettive aree metropolitane il nuovo ente "Città metropolitana" ed è ripartito un acceso confronto politico" ha spiegato Saitta "Questo documento sviluppa i concetti che ho avuto modo di anticipare sinteticamente l'8 luglio scorso al Ministro dell'Interno on. Maroni durante il primo incontro al Viminale con i Sindaci e i Presidenti delle Province interessate e che ho poi approfondito in seguito con il sottosegretario on. Davico il 29 luglio".
Si tratta di un contributo al dibattito, finalizzato a dimostrare la specificità della Provincia di Torino non solo dal punto di vista territoriale (la Provincia di Torino è quella in Italia col maggior numero di Comuni - ben 315 - con una delle più grandi estensioni territoriali - ben 6.830 kmq - e con una densità demografica quasi due volte superiore alla media italiana), ma soprattutto per la quantità e la qualità delle funzioni esercitate rispetto ad altre Province italiane, come conseguenza della legislazione regionale piemontese (in Piemonte, a differenza della maggior parte delle Regioni italiane, è avvenuto a partire dalla legge 59/97 un consistente trasferimento di funzioni e compiti). La Provincia di Torino ha ormai completato il lungo processo di evoluzione della propria natura di "ente intermedio", avviato con la legge nazionale del 1990 sull'ordinamento delle autonomie locali e si è attestata su un ruolo complesso, in cui le funzioni di programmazione e di raccordo tra i livelli di governo pareggiano con le nuove funzioni di gestione di servizi diretti alla collettività.
Nel documento è dimostrato che nella Provincia di Torino sono gestite politiche e i servizi di area vasta (rifiuti, trasporti, acqua, etc) su una dimensione più ampia di quella metropolitana perché le amministrazioni provinciali che si sono succedute hanno costantemente ricercato una dimensione territoriale più ampia per garantire contemporaneamente economie di scala e contrastare la marginalizzazione dei territori più esterni alla conurbazione torinese.
La delimitazione di un'area metropolitana, comprendente Torino e i Comuni contermini, e la costituzione dell'ente "Città metropolitana" e dei suoi organi (sindaco metropolitano, giunta e consiglio metropolitano) comporterebbe nel nostro caso specifico la nascita di nuove Province (almeno il Canavese e il Pinerolese) lasciando insoluta la questione dell'appartenenza del Chierese e della Valle di Susa (soluzione che farebbe crescere i costi e marginalizzerebbe le nuove piccole Province)
L'ipotesi di una città metropolitana + 2 nuove province, determinerebbe un maggior costo di almeno 90 milioni di euro ogni anno (per il personale, le spese di funzionamento e per il costo dei nuovi organi politici con relativo personale di supporto). E' evidente quanto più si spende per spese di "funzionamento", tanto meno si può spendere per i servizi al cittadino, per le politiche e per gli investimenti sul territorio.
Inoltre comporterebbe gravi diseconomie nella gestione di servizi a rete pari ad almeno 40 milioni di euro all'anno perché verrebbero spezzate quelle economie di scala che la Provincia di Torino è riuscita a realizzare nel tempo con grande fatica (si ritornerebbe al passato). Questi maggiori costi, calcolati prudenzialmente, sarebbero pagati dai cittadini con l'aumento delle tariffe dei servizi pubblici (acqua, trasporti, rifiuti, etc)
Le strade ipotizzate sono pertanto evidentemente improponibili.
La Provincia di Torino di fatto svolge già le funzioni dell'area metropolitana. L'organizzazione delle Olimpiadi invernali su un vasto territorio comprendente Torino e le montagne sono state un elemento di forza nella gestione di un grande evento mondiale e confermano la grande potenzialità dell'unitarietà della Provincia di Torino.
Il dossier contiene anche una concreta proposta per migliorare ulteriormente le politiche di area vasta a Torino e nei comuni circostanti" ha spiegato il Presidente Saitta. " Il tema non riguarda la gestione dei servizi, perché la scala di organizzazione superando la dimensione metropolitana ha già consentito importanti economie di scala. L'obiettivo è quello di rendere più organica e cogente la concertazione sulla pianificazione territoriale e sulla programmazione delle opere e degli investimenti di interesse metropolitano: un processo realizzabile senza alcun aggravio di costi, che può essere avviato con modifiche a due leggi regionali, che garantirebbe la sovranità delle istituzioni, il coordinamento delle politiche metropolitane con il resto del territorio provinciale, l'efficacia delle decisioni, il risparmio dei costi a carico della collettività".
Si tratta di un contributo al dibattito, finalizzato a dimostrare la specificità della Provincia di Torino non solo dal punto di vista territoriale (la Provincia di Torino è quella in Italia col maggior numero di Comuni - ben 315 - con una delle più grandi estensioni territoriali - ben 6.830 kmq - e con una densità demografica quasi due volte superiore alla media italiana), ma soprattutto per la quantità e la qualità delle funzioni esercitate rispetto ad altre Province italiane, come conseguenza della legislazione regionale piemontese (in Piemonte, a differenza della maggior parte delle Regioni italiane, è avvenuto a partire dalla legge 59/97 un consistente trasferimento di funzioni e compiti). La Provincia di Torino ha ormai completato il lungo processo di evoluzione della propria natura di "ente intermedio", avviato con la legge nazionale del 1990 sull'ordinamento delle autonomie locali e si è attestata su un ruolo complesso, in cui le funzioni di programmazione e di raccordo tra i livelli di governo pareggiano con le nuove funzioni di gestione di servizi diretti alla collettività.
Nel documento è dimostrato che nella Provincia di Torino sono gestite politiche e i servizi di area vasta (rifiuti, trasporti, acqua, etc) su una dimensione più ampia di quella metropolitana perché le amministrazioni provinciali che si sono succedute hanno costantemente ricercato una dimensione territoriale più ampia per garantire contemporaneamente economie di scala e contrastare la marginalizzazione dei territori più esterni alla conurbazione torinese.
La delimitazione di un'area metropolitana, comprendente Torino e i Comuni contermini, e la costituzione dell'ente "Città metropolitana" e dei suoi organi (sindaco metropolitano, giunta e consiglio metropolitano) comporterebbe nel nostro caso specifico la nascita di nuove Province (almeno il Canavese e il Pinerolese) lasciando insoluta la questione dell'appartenenza del Chierese e della Valle di Susa (soluzione che farebbe crescere i costi e marginalizzerebbe le nuove piccole Province)
L'ipotesi di una città metropolitana + 2 nuove province, determinerebbe un maggior costo di almeno 90 milioni di euro ogni anno (per il personale, le spese di funzionamento e per il costo dei nuovi organi politici con relativo personale di supporto). E' evidente quanto più si spende per spese di "funzionamento", tanto meno si può spendere per i servizi al cittadino, per le politiche e per gli investimenti sul territorio.
Inoltre comporterebbe gravi diseconomie nella gestione di servizi a rete pari ad almeno 40 milioni di euro all'anno perché verrebbero spezzate quelle economie di scala che la Provincia di Torino è riuscita a realizzare nel tempo con grande fatica (si ritornerebbe al passato). Questi maggiori costi, calcolati prudenzialmente, sarebbero pagati dai cittadini con l'aumento delle tariffe dei servizi pubblici (acqua, trasporti, rifiuti, etc)
Le strade ipotizzate sono pertanto evidentemente improponibili.
La Provincia di Torino di fatto svolge già le funzioni dell'area metropolitana. L'organizzazione delle Olimpiadi invernali su un vasto territorio comprendente Torino e le montagne sono state un elemento di forza nella gestione di un grande evento mondiale e confermano la grande potenzialità dell'unitarietà della Provincia di Torino.
Il dossier contiene anche una concreta proposta per migliorare ulteriormente le politiche di area vasta a Torino e nei comuni circostanti" ha spiegato il Presidente Saitta. " Il tema non riguarda la gestione dei servizi, perché la scala di organizzazione superando la dimensione metropolitana ha già consentito importanti economie di scala. L'obiettivo è quello di rendere più organica e cogente la concertazione sulla pianificazione territoriale e sulla programmazione delle opere e degli investimenti di interesse metropolitano: un processo realizzabile senza alcun aggravio di costi, che può essere avviato con modifiche a due leggi regionali, che garantirebbe la sovranità delle istituzioni, il coordinamento delle politiche metropolitane con il resto del territorio provinciale, l'efficacia delle decisioni, il risparmio dei costi a carico della collettività".
Cantiere Scuola
Pubblichiamo l'articolo di Maria Teresa Martinengo della Stampa del 8 settembre 2008
CANTIERE SCUOLA
Oltre un centinaio di piccoli e grandi interventi edilizi nelle scuole di Torino e della provincia per almeno 35 milioni di euro è il pacchetto che il 12 settembre il presidente della Provincia Antonio Saitta e l’assessore all’Istruzione Umberto D’Ottavio presenteranno ai presidi delle scuole superiori: un’occasione che permetterà ai dirigenti - oggi nel 99% dei casi di ruolo e quindi destinati a rimanere per qualche anno almeno nel rispettivo istituto - di chiarire dubbi e tempistiche.
Le «consegne» più vicine sono quelle della serra della sezione agraria del Roccati di Carmagnola, il cortile rifatto dello Zerboni, la copertura del Maxwell di Nichelino, la pavimentazione della palestra dell’Albert di Lanzo.
Si va dal mega-intervento, ormai al rush finale, del nuovo liceo di Oulx (i ragazzi, ora in sedi provvisorie, ne prenderanno possesso dopo Natale), dove lunedì 15 è prevista l’inaugurazione «simbolica» dell’anno scolastico da parte delle autorità, al rifacimento di tetti, servizi igienici (li attendono, per esempio, il Casale, il Cottini, il complesso di Chieri), facciate (Sommeiller, Galileo Ferraris, Cavour, il Barrocchio a Grugliasco). Ancora: rimozione di coperture in amianto (come al Curie di Pinerolo, all’Alberti di Luserna San Giovanni, all’ex Marro di Moncalieri), manutenzione straordinaria su impianti elettrici e ascensori, miglioramento di palestre, auditorium. In vista anche la partenza dei lavori di sopraelevazione del liceo classico D’Azeglio, mentre è in corso la costruzione della succursale dell’Itc Pascal a Sangano.
Fin qui le certezze. Diversa è invece la situazione di due grossi progetti di cui si parla da anni: la costruzione al Ponte Mosca del nuovo Spinelli, il polo internazionale europeo (elementari-medie-superiori), e il raddoppio dell’istituto alberghiero Beccari all’Ascom Village. «Per lo Spinelli - spiega l’assessore D’Ottavio - il presidente Saitta ha scritto al sindaco per conoscere entro metà settembre le reali intenzioni del Comune, coinvolto per la scuola dell’obbligo: dei circa 25 milioni necessari, 10 li mette la Provincia, 10 dovrebbe metterli il Comune e 2-3 la Regione». Serve un impegno preciso entro poche settimane, altrimenti andrà perso il contributo regionale.
Per l’assessore comunale alle Risorse Educative Luigi Saragnese quella «è la soluzione migliore possibile, ma poiché l’impegno è consistente in questo momento di ristrettezze, la decisione coinvolge le scelte dell’intera giunta».
Parole condivise dall’assessore al Patrimonio Mario Viano, che però è fiducioso. «Dobbiamo fare i conti con un indebitamento già pesante e con i limiti di spesa imposti, ma la costruzione di questa scuola è un’operazione urbanistica e sociale importante. Sto raccogliendo valutazioni dagli uffici: spero che si possa pagare all’impresa appaltatrice una parte dei costi dismettendo la scuola elementare in via San Sebastiano da Po».
La collocazione del Beccari all’Ascom Village nell’ambito di un grande progetto di campus per la formazione enogastronomica, invece, per D’Ottavio sta sfumando definitivamente (anche se la presidente dell’Ascom Maria Luisa Coppa afferma che «ci sono trattative in corso e, nonostante le risorse preventivate non ci siano completamente, trarre conclusioni è prematuro»). «L’Ascom non è più interessata - dice D’Ottavio -, quindi noi sistemeremo il Beccari investendo “in casa nostra”: nell’adeguamento di un’ala abbandonata del Casale».
CANTIERE SCUOLA
Oltre un centinaio di piccoli e grandi interventi edilizi nelle scuole di Torino e della provincia per almeno 35 milioni di euro è il pacchetto che il 12 settembre il presidente della Provincia Antonio Saitta e l’assessore all’Istruzione Umberto D’Ottavio presenteranno ai presidi delle scuole superiori: un’occasione che permetterà ai dirigenti - oggi nel 99% dei casi di ruolo e quindi destinati a rimanere per qualche anno almeno nel rispettivo istituto - di chiarire dubbi e tempistiche.
Le «consegne» più vicine sono quelle della serra della sezione agraria del Roccati di Carmagnola, il cortile rifatto dello Zerboni, la copertura del Maxwell di Nichelino, la pavimentazione della palestra dell’Albert di Lanzo.
Si va dal mega-intervento, ormai al rush finale, del nuovo liceo di Oulx (i ragazzi, ora in sedi provvisorie, ne prenderanno possesso dopo Natale), dove lunedì 15 è prevista l’inaugurazione «simbolica» dell’anno scolastico da parte delle autorità, al rifacimento di tetti, servizi igienici (li attendono, per esempio, il Casale, il Cottini, il complesso di Chieri), facciate (Sommeiller, Galileo Ferraris, Cavour, il Barrocchio a Grugliasco). Ancora: rimozione di coperture in amianto (come al Curie di Pinerolo, all’Alberti di Luserna San Giovanni, all’ex Marro di Moncalieri), manutenzione straordinaria su impianti elettrici e ascensori, miglioramento di palestre, auditorium. In vista anche la partenza dei lavori di sopraelevazione del liceo classico D’Azeglio, mentre è in corso la costruzione della succursale dell’Itc Pascal a Sangano.
Fin qui le certezze. Diversa è invece la situazione di due grossi progetti di cui si parla da anni: la costruzione al Ponte Mosca del nuovo Spinelli, il polo internazionale europeo (elementari-medie-superiori), e il raddoppio dell’istituto alberghiero Beccari all’Ascom Village. «Per lo Spinelli - spiega l’assessore D’Ottavio - il presidente Saitta ha scritto al sindaco per conoscere entro metà settembre le reali intenzioni del Comune, coinvolto per la scuola dell’obbligo: dei circa 25 milioni necessari, 10 li mette la Provincia, 10 dovrebbe metterli il Comune e 2-3 la Regione». Serve un impegno preciso entro poche settimane, altrimenti andrà perso il contributo regionale.
Per l’assessore comunale alle Risorse Educative Luigi Saragnese quella «è la soluzione migliore possibile, ma poiché l’impegno è consistente in questo momento di ristrettezze, la decisione coinvolge le scelte dell’intera giunta».
Parole condivise dall’assessore al Patrimonio Mario Viano, che però è fiducioso. «Dobbiamo fare i conti con un indebitamento già pesante e con i limiti di spesa imposti, ma la costruzione di questa scuola è un’operazione urbanistica e sociale importante. Sto raccogliendo valutazioni dagli uffici: spero che si possa pagare all’impresa appaltatrice una parte dei costi dismettendo la scuola elementare in via San Sebastiano da Po».
La collocazione del Beccari all’Ascom Village nell’ambito di un grande progetto di campus per la formazione enogastronomica, invece, per D’Ottavio sta sfumando definitivamente (anche se la presidente dell’Ascom Maria Luisa Coppa afferma che «ci sono trattative in corso e, nonostante le risorse preventivate non ci siano completamente, trarre conclusioni è prematuro»). «L’Ascom non è più interessata - dice D’Ottavio -, quindi noi sistemeremo il Beccari investendo “in casa nostra”: nell’adeguamento di un’ala abbandonata del Casale».
venerdì 5 settembre 2008
La tangenziale per Pianezza e Alpignano
Il 3 settembre è stato effettuato un sopralluogo al cantiere della variante di Pianezza-Alpignano della SSP 24, per verificare lo stato di avanzamento dei lavori che avevano subìto una lunga pausa per una controversia insorta tra L’ATIVA e l’impresa esecutrice.
L’opera, 8 km di lunghezza, dovrà consentire di decongestionare la tangenziale da e verso la Valle di Susa, oltre che le aree urbane dei due Comuni.
"La variante di Pianezza-Alpignano è un’opera importante - commenta Saitta - perchè permette di risolvere un annoso problema della zona nord-ovest del territorio della provincia di Torino. La circonvallazione consentirà di eliminare un problema locale, evitando l’attraversamento di Pianezza e Alpignano, alleggerendo così notevolmente il traffico nei due Comuni. La nuova arteria risolverà anche problemi più generali di viabilità, decongestionando la tangenziale grazie alla possibilità di entrare ed uscire all’altezza dello svincolo di Collegno per innestarsi direttamente nella viabilità della valle di Susa, senza passare per il casello di Bruere o per Rivoli."
La variante di Pianezza-Alpignano si interseca con le altre strade attraverso cinque rotatorie e uno svincolo autostradale con la tangenziale. Sono previsti inoltre cinque cavalcavia sulla viabilità minore.
I lavori saranno terminati entro la primavera del 2009.
Ottimo!!!
L’opera, 8 km di lunghezza, dovrà consentire di decongestionare la tangenziale da e verso la Valle di Susa, oltre che le aree urbane dei due Comuni.
"La variante di Pianezza-Alpignano è un’opera importante - commenta Saitta - perchè permette di risolvere un annoso problema della zona nord-ovest del territorio della provincia di Torino. La circonvallazione consentirà di eliminare un problema locale, evitando l’attraversamento di Pianezza e Alpignano, alleggerendo così notevolmente il traffico nei due Comuni. La nuova arteria risolverà anche problemi più generali di viabilità, decongestionando la tangenziale grazie alla possibilità di entrare ed uscire all’altezza dello svincolo di Collegno per innestarsi direttamente nella viabilità della valle di Susa, senza passare per il casello di Bruere o per Rivoli."
La variante di Pianezza-Alpignano si interseca con le altre strade attraverso cinque rotatorie e uno svincolo autostradale con la tangenziale. Sono previsti inoltre cinque cavalcavia sulla viabilità minore.
I lavori saranno terminati entro la primavera del 2009.
Ottimo!!!
venerdì 29 agosto 2008
Incontro sulla scuola alla Festa del PD di Torino
Si discuterà di "SCUOLA" alla festa del Partito Democratico di Torino che si svolgerà dal 4 al 14 settembre presso il Circolo Sporting Dora di Corso Umbria ( si trova di fianco al Museo A come ambiente, vicino c'è una ciminiera che sembra una centrale nucleare).
L'appuntamento è fissato per il giorno martedì 9 settembre alle ore 18. Ci saranno oltre al sottoscritto, Gianna Pentenero, assessore regionale all'istruzione e Paola Pozzi presidente della Commissione del Consiglio regionale che si occupa di istruzione.
Chi legge è pregato di far circolare l'invito nella speranza che una buona partecipazione all'incontro possa farci preparare al nuovo anno scolastico che si apre il 15, già con la predisposizione ad impegnarci contro la controriforma Gelmini-Tremonti.
Umberto D'Ottavio
L'appuntamento è fissato per il giorno martedì 9 settembre alle ore 18. Ci saranno oltre al sottoscritto, Gianna Pentenero, assessore regionale all'istruzione e Paola Pozzi presidente della Commissione del Consiglio regionale che si occupa di istruzione.
Chi legge è pregato di far circolare l'invito nella speranza che una buona partecipazione all'incontro possa farci preparare al nuovo anno scolastico che si apre il 15, già con la predisposizione ad impegnarci contro la controriforma Gelmini-Tremonti.
Umberto D'Ottavio
venerdì 22 agosto 2008
Susta e le polemiche "torinesi"
Pubblico sul mio blog il testo dell'intervento apparso di Gianluca Susta apparso sull'edizione torinese della Repubblica del 22 agosto 2008.
"Nella polemica torinese occorre mettere qualche "puntino sulle i" altrimenti continueremo a leggere solo accuse reciproche e incomprensioni. Primo: nessuno vuole, può e deve mettere in discussione il ruolo e la figura del segretario regionale. Gianfranco Morgando è il segretario del Pd, non di una parte, altrimenti vuol dire che non abbiamo capito nulla dello spirito delle primarie. Quindi nessuna "sindrome da sconfitti" da parte di chi mi ha sostenuto il 14 ottobre e nessun revanscismo. Secondo: la smettano i vincitori delle primarie di vedere complotti e congiure ovunque e si chiedano quanto sia stato aiutato da loro Morgando in questi mesi. Fin dal 15 ottobre abbiamo sostenuto lealmente il suo sforzo che non ha prodotto da solo oltre 300 circoli sul territorio o attivato 24 forum tematici o definito lo statuto. L´unità in questa situazione, in cui rischiamo di perdere ovunque, è indispensabile.
Noi, che abbiamo la guida del Comune di Torino e della Regione, dobbiamo capire che il Pd non è né la Margherita né i Ds e che un partito "nuovo" esige partecipazione, discussione, coinvolgimento, costante ricerca del confronto e, soprattutto, pazienza. Morgando, in primis, e la maggioranza devono capire che spetta innanzi tutto a loro (e non a noi, come invece avvenuto in questi mesi) il compito di far sentire tutti a casa propria, dando tangibili segni in questa direzione, tenuto conto che quella loro "vittoria" era solo molto parzialmente tale, visto che abbiamo eletto lo stesso numero di costituenti e in sei Province su otto abbiamo vinto noi, senza per questo abbandonarci a quelle "tabulae rasae" delle minoranze che invece abbiamo purtroppo visto avvenire a Torino.
C´è spazio e ci sono occasioni per vedere se davvero si vuole costruire un partito unito. Non unitario, comunque! Che il Pd sia ormai più una federazione di partiti che un partito "unitario e plurale", beh, Chiamparino e tutti noi a questo fatto ci dobbiamo rassegnare. Questo è quello che ci consegnano mesi di discussioni (non solo in Piemonte), figlie della non convinta adesione al "progetto" del Pd da parte di molti, forse troppi, che lo hanno più subito che desiderato. Il buon senso e la pazienza aiuteranno a trovare mediazioni "alte", sia di governo sia di opposizione, ma il partito del "riformismo del futuro" non è ancora nato e non saranno certo il tesseramento e il congresso a farlo nascere.
Smettiamola, però, con vittimismi e supponenze e mettiamo il segretario regionale in condizione di guidare il partito con autorevolezza e piena legittimazione.
GianLuca Susta
"Nella polemica torinese occorre mettere qualche "puntino sulle i" altrimenti continueremo a leggere solo accuse reciproche e incomprensioni. Primo: nessuno vuole, può e deve mettere in discussione il ruolo e la figura del segretario regionale. Gianfranco Morgando è il segretario del Pd, non di una parte, altrimenti vuol dire che non abbiamo capito nulla dello spirito delle primarie. Quindi nessuna "sindrome da sconfitti" da parte di chi mi ha sostenuto il 14 ottobre e nessun revanscismo. Secondo: la smettano i vincitori delle primarie di vedere complotti e congiure ovunque e si chiedano quanto sia stato aiutato da loro Morgando in questi mesi. Fin dal 15 ottobre abbiamo sostenuto lealmente il suo sforzo che non ha prodotto da solo oltre 300 circoli sul territorio o attivato 24 forum tematici o definito lo statuto. L´unità in questa situazione, in cui rischiamo di perdere ovunque, è indispensabile.
Noi, che abbiamo la guida del Comune di Torino e della Regione, dobbiamo capire che il Pd non è né la Margherita né i Ds e che un partito "nuovo" esige partecipazione, discussione, coinvolgimento, costante ricerca del confronto e, soprattutto, pazienza. Morgando, in primis, e la maggioranza devono capire che spetta innanzi tutto a loro (e non a noi, come invece avvenuto in questi mesi) il compito di far sentire tutti a casa propria, dando tangibili segni in questa direzione, tenuto conto che quella loro "vittoria" era solo molto parzialmente tale, visto che abbiamo eletto lo stesso numero di costituenti e in sei Province su otto abbiamo vinto noi, senza per questo abbandonarci a quelle "tabulae rasae" delle minoranze che invece abbiamo purtroppo visto avvenire a Torino.
C´è spazio e ci sono occasioni per vedere se davvero si vuole costruire un partito unito. Non unitario, comunque! Che il Pd sia ormai più una federazione di partiti che un partito "unitario e plurale", beh, Chiamparino e tutti noi a questo fatto ci dobbiamo rassegnare. Questo è quello che ci consegnano mesi di discussioni (non solo in Piemonte), figlie della non convinta adesione al "progetto" del Pd da parte di molti, forse troppi, che lo hanno più subito che desiderato. Il buon senso e la pazienza aiuteranno a trovare mediazioni "alte", sia di governo sia di opposizione, ma il partito del "riformismo del futuro" non è ancora nato e non saranno certo il tesseramento e il congresso a farlo nascere.
Smettiamola, però, con vittimismi e supponenze e mettiamo il segretario regionale in condizione di guidare il partito con autorevolezza e piena legittimazione.
GianLuca Susta
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