Questa è la festa dell'Italia che si è desta.
Ci dispiace per la Lega che non capisce una sega.
Napolitano il Presidente ha il consenso di tanta gente.
Viva l'Italia che non ha paura anche se la lotta è sempre più dura
Umberto D'OTTAVIO
venerdì 18 marzo 2011
martedì 15 marzo 2011
Meno iscritti ai professionali, aumentano i tecnici, stabili i licei
I dati delle iscrizioni alle scuole superiori di Torino e provincia per l’anno scolastico 2011-2012 sono stati comunicati stamane dall’assessore all’Istruzione Umberto D’Ottavio alla Giunta della Provincia di Torino.
Tra i 19.960 (19.479 nel 2010-2011) iscritti dopo la terza media al prossimo anno scolastico oltre la metà (50,4%) ha scelto il liceo e poco meno della metà ( 49,6%) gli istituti tecnico professionali.
Dalla lettura dei dati si evince un calo dell’istituto professionale - che passa dal 20.9% con 4072 iscritti nell’a.s. 2010-2011 al 19,1% con 3813 iscritti previsto per il 2011-2012 – a vantaggio dell’istituto tecnico che sale dal 28.9% (5638 iscritti) al 30,5 % (6083 iscritti). Stabile il liceo che piace al 50,4% degli studenti, 10.064 iscritti (50,2%, 9769 iscritti nel 2010 -2011).
I professionali perdono alunni in tutti i settori (industria e artigianto, commerciali, agricoltura e sviluppo rurale, ecc) ma ne acquistano nel settore alberghiero (dal 36,4%, 1483 iscritti al 41,7%, 1589 iscritti) e dei servizi sociosanitari (dal 14,2, 579 iscritti al 15,6%, 595 iscritti).
All’interno dei licei risultano in leggero aumento le iscrizioni al liceo artistico (da 735 a 831 iscritti), al classico (da 1225 a 1259 iscritti) e allo scientifico (da 5003 a 5069 iscritti); poco più basse quelle del linguistico (da 1362 a 1364 iscritti), in salita quelle del liceo delle scienze umane (da 1444 a 1541 iscritti).
“ Questi dati – commenta l’assessore D’Ottavio - ci invitano a una prima riflessione riguardo all’istituto professionale in netto calo a favore degli istituti tecnici; professionale che senza la qualifica rischia di andare in crisi. Molti studenti non avendo più la prospettiva di un diploma al terzo anno preferiscono fare una scelta diversa. È un tema del quale mi pare opportuno discutere”.
Tra i 19.960 (19.479 nel 2010-2011) iscritti dopo la terza media al prossimo anno scolastico oltre la metà (50,4%) ha scelto il liceo e poco meno della metà ( 49,6%) gli istituti tecnico professionali.
Dalla lettura dei dati si evince un calo dell’istituto professionale - che passa dal 20.9% con 4072 iscritti nell’a.s. 2010-2011 al 19,1% con 3813 iscritti previsto per il 2011-2012 – a vantaggio dell’istituto tecnico che sale dal 28.9% (5638 iscritti) al 30,5 % (6083 iscritti). Stabile il liceo che piace al 50,4% degli studenti, 10.064 iscritti (50,2%, 9769 iscritti nel 2010 -2011).
I professionali perdono alunni in tutti i settori (industria e artigianto, commerciali, agricoltura e sviluppo rurale, ecc) ma ne acquistano nel settore alberghiero (dal 36,4%, 1483 iscritti al 41,7%, 1589 iscritti) e dei servizi sociosanitari (dal 14,2, 579 iscritti al 15,6%, 595 iscritti).
All’interno dei licei risultano in leggero aumento le iscrizioni al liceo artistico (da 735 a 831 iscritti), al classico (da 1225 a 1259 iscritti) e allo scientifico (da 5003 a 5069 iscritti); poco più basse quelle del linguistico (da 1362 a 1364 iscritti), in salita quelle del liceo delle scienze umane (da 1444 a 1541 iscritti).
“ Questi dati – commenta l’assessore D’Ottavio - ci invitano a una prima riflessione riguardo all’istituto professionale in netto calo a favore degli istituti tecnici; professionale che senza la qualifica rischia di andare in crisi. Molti studenti non avendo più la prospettiva di un diploma al terzo anno preferiscono fare una scelta diversa. È un tema del quale mi pare opportuno discutere”.
domenica 13 marzo 2011
LA SCUOLA È IL SEGRETO DEL SUCCESSO
LA SCUOLA È IL SEGRETO DEL SUCCESSO
BARACK OBAMA*
I tempi sono cambiati. Sapete per caso cosa sono le matite? Voi, ragazzi, usate le matite? Sono grato a Melinda Gates, ed al marito Bill, entrambi leader straordinari della riforma dell’educazione. Microsoft e la Fondazione Gates sono stati a fianco di TechBoston sin dall’inizio e io sono grato a loro per questo. Sono fiero di loro. Ora siamo nel mese che la Casa Bianca ha dedicato all’educazione e sono voluto venire qui affinché il resto dell’America possa vedere cosa avete fatto. Siete un modello per tutti. Avete un corpo di insegnanti d’eccezione, ogni studente può studiare ed avere successo, indipendentemente da chi sia e da che aspetto abbia. Riuscire ad avere la migliore educazione possibile non è mai stato tanto importante quanto in questo momento, ed il motivo è che oggi un buon posto di lavoro richiede una buona formazione. Viaggio attraverso la nazione, visito le fabbriche e le aziende. Non importa quale lavoro sia, ma se non si ha una buona educazione non si riesce ad avere successo. Nei prossimi dieci anni quasi la metà di tutti i nuovi posti di lavoro richiederanno un’educazione superiore alla licenza delle scuole superiori. Purtroppo la realtà è che troppi studenti oggi non sono sufficientemente preparati. Troppi lasciano la scuola senza avere le competenze necessarie per un posto di lavoro che paghi. Oggi un quarto degli studenti d’America non finisce le scuole superiori. La qualità della nostra formazione in matematica e scienze è inferiore a quella di altre nazioni. L’America è scivolata al nono posto nella classifica dei Paesi per numeri di laureati. Eravamo primi, ora siamo noni. Non è accettabile.
La maniera più efficace per creare posti di lavoro in America è cambiare queste statistiche. Non c’è politica economica migliore di quella che produce più laureati con le competenze necessarie per avere successo, fondando nuove aziende e creando le loro Microsoft. Per questo la riforma dell’educazione è la responsabilità di ogni singolo americano. Ogni genitore, ogni insegnante, ogni imprenditore, ogni funzionario pubblico ed anche ogni studente. Ciò di cui abbiamo bisogno sono standard più alti: più tempo passato in classe, più attenzione per materie come matematica e scienze. Abbiamo bisogno di insegnanti straordinari che siano anche leader flessibili e rispondano dei risultati che ottengono. Sono tutti ingredienti che qui a TechBoston voi avete. Gli studenti ricevono un computer appena varcano la soglia dell’entrata. Certo, costa denaro ma apre anche una finestra all’apprendimento. Se vogliamo prosperare nel XXI secolo, se vogliamo tenere vivo l’American Dream, dobbiamo crescere assieme per poter garantire a tutti i nostri figli la stessa educazione di livello mondiale che voi ricevete qui al TechBoston. Fino a quando sarò presidente mi batterò per questo.
*dal discorso pronunciato alla TechBoston Academy di Boston, Massachusetts.
BARACK OBAMA*
I tempi sono cambiati. Sapete per caso cosa sono le matite? Voi, ragazzi, usate le matite? Sono grato a Melinda Gates, ed al marito Bill, entrambi leader straordinari della riforma dell’educazione. Microsoft e la Fondazione Gates sono stati a fianco di TechBoston sin dall’inizio e io sono grato a loro per questo. Sono fiero di loro. Ora siamo nel mese che la Casa Bianca ha dedicato all’educazione e sono voluto venire qui affinché il resto dell’America possa vedere cosa avete fatto. Siete un modello per tutti. Avete un corpo di insegnanti d’eccezione, ogni studente può studiare ed avere successo, indipendentemente da chi sia e da che aspetto abbia. Riuscire ad avere la migliore educazione possibile non è mai stato tanto importante quanto in questo momento, ed il motivo è che oggi un buon posto di lavoro richiede una buona formazione. Viaggio attraverso la nazione, visito le fabbriche e le aziende. Non importa quale lavoro sia, ma se non si ha una buona educazione non si riesce ad avere successo. Nei prossimi dieci anni quasi la metà di tutti i nuovi posti di lavoro richiederanno un’educazione superiore alla licenza delle scuole superiori. Purtroppo la realtà è che troppi studenti oggi non sono sufficientemente preparati. Troppi lasciano la scuola senza avere le competenze necessarie per un posto di lavoro che paghi. Oggi un quarto degli studenti d’America non finisce le scuole superiori. La qualità della nostra formazione in matematica e scienze è inferiore a quella di altre nazioni. L’America è scivolata al nono posto nella classifica dei Paesi per numeri di laureati. Eravamo primi, ora siamo noni. Non è accettabile.
La maniera più efficace per creare posti di lavoro in America è cambiare queste statistiche. Non c’è politica economica migliore di quella che produce più laureati con le competenze necessarie per avere successo, fondando nuove aziende e creando le loro Microsoft. Per questo la riforma dell’educazione è la responsabilità di ogni singolo americano. Ogni genitore, ogni insegnante, ogni imprenditore, ogni funzionario pubblico ed anche ogni studente. Ciò di cui abbiamo bisogno sono standard più alti: più tempo passato in classe, più attenzione per materie come matematica e scienze. Abbiamo bisogno di insegnanti straordinari che siano anche leader flessibili e rispondano dei risultati che ottengono. Sono tutti ingredienti che qui a TechBoston voi avete. Gli studenti ricevono un computer appena varcano la soglia dell’entrata. Certo, costa denaro ma apre anche una finestra all’apprendimento. Se vogliamo prosperare nel XXI secolo, se vogliamo tenere vivo l’American Dream, dobbiamo crescere assieme per poter garantire a tutti i nostri figli la stessa educazione di livello mondiale che voi ricevete qui al TechBoston. Fino a quando sarò presidente mi batterò per questo.
*dal discorso pronunciato alla TechBoston Academy di Boston, Massachusetts.
mercoledì 2 marzo 2011
Mikhail Gorbaciov festeggia oggi i suoi 80 anni
Venerato e rispettato in tutto il mondo, poco amato e inascoltato in patria, come confermano gli ultimi sondaggi, l'ultimo presidente dell'Urss Mikhail Gorbaciov festeggia oggi i suoi 80 anni a Mosca. Per l'occasione ha scelto una grande sala da ricevimento in un noto ristorante della capitale invitando 300 persone, tutte della cerchia familiare e degli amici, da quelli di scuola a quelli del business e della politica.
Il 30 marzo, invece, fara' un bis a Londra: una serata di gala alla Royal Albert Hall con un parterre politico e artistico da capogiro, organizzata dalla sua fondazione per raccogliere fondi nella lotta contro il cancro nei bambini. I primi auguri gli sono arrivati oggi dall'estero, da parte dell'ex presidente Usa e ''amico'' George Bush padre, con cui ha condiviso grandi eventi storici, dalla caduta del Muro di Berlino alla firma del trattato Start sul disarmo nucleare.
''Ottant'anni non sono una cosa che mette paura e nel caso di Gorbaciov non si parla di senilita''', gli ha scritto, augurandogli ''il piu' felice compleanno della sua vita''. Bush senior e' una delle tante personalita' politiche straniere che hanno elogiato il ruolo storico di Gorbaciov nell'archiviare la guerra fredda: un merito che gli e' valso il Premio Nobel per la pace. Dal cancelliere Helmut Kohl al presidente Usa Ronald Reagan, dal premier britannico Margaret Thatcher al Papa Wojtyla, tutti lo hanno definito un interlocutore aperto e franco, che ha rotto con l'intransigenza e la chiusura dei suoi predecessori introducendo le prime riforme e le prime liberta' in Urss. Anche l'amatissima e dolcissima moglie Raissa aveva conquistato l'Occidente diventando la prima vera first lady sovietica.
Ma gran parte dei suoi concittadini ricordano gli anni della perestroika come un periodo di penuria e di caos economico e gli rimproverano una certa debolezza, nonche' il crollo dell'impero sovietico. Secondo un sondaggio dell'istituto Vtsiom, il 47% dei russi e' ''indifferente'' nei suoi confronti e il 20% prova ''disprezzo''. Solo il 10% manifesta ''rispetto''. Tra le conquiste del suo regno, il 10% indica le liberta' democratiche, il 5% la fine della guerra fredda ma il 73% e' senza opinione. Non stupisce quindi se oggi gli rendono omaggio solo gli oppositori, anche per il ruolo recentemente sempre piu' critico nei confronti di una classe dirigente ''ricca e depravata'', che ha come modello l'oligarca Roman Abramovich, e del tandem Putin-Medvedev, che pretende di decidere il futuro presidente a tavolino ignorando gli elettori e facendo leva su un partito, Russia Unita, che ''assomiglia alla peggior copia del Pcus''.
Ansa 2/3/2011
Il 30 marzo, invece, fara' un bis a Londra: una serata di gala alla Royal Albert Hall con un parterre politico e artistico da capogiro, organizzata dalla sua fondazione per raccogliere fondi nella lotta contro il cancro nei bambini. I primi auguri gli sono arrivati oggi dall'estero, da parte dell'ex presidente Usa e ''amico'' George Bush padre, con cui ha condiviso grandi eventi storici, dalla caduta del Muro di Berlino alla firma del trattato Start sul disarmo nucleare.
''Ottant'anni non sono una cosa che mette paura e nel caso di Gorbaciov non si parla di senilita''', gli ha scritto, augurandogli ''il piu' felice compleanno della sua vita''. Bush senior e' una delle tante personalita' politiche straniere che hanno elogiato il ruolo storico di Gorbaciov nell'archiviare la guerra fredda: un merito che gli e' valso il Premio Nobel per la pace. Dal cancelliere Helmut Kohl al presidente Usa Ronald Reagan, dal premier britannico Margaret Thatcher al Papa Wojtyla, tutti lo hanno definito un interlocutore aperto e franco, che ha rotto con l'intransigenza e la chiusura dei suoi predecessori introducendo le prime riforme e le prime liberta' in Urss. Anche l'amatissima e dolcissima moglie Raissa aveva conquistato l'Occidente diventando la prima vera first lady sovietica.
Ma gran parte dei suoi concittadini ricordano gli anni della perestroika come un periodo di penuria e di caos economico e gli rimproverano una certa debolezza, nonche' il crollo dell'impero sovietico. Secondo un sondaggio dell'istituto Vtsiom, il 47% dei russi e' ''indifferente'' nei suoi confronti e il 20% prova ''disprezzo''. Solo il 10% manifesta ''rispetto''. Tra le conquiste del suo regno, il 10% indica le liberta' democratiche, il 5% la fine della guerra fredda ma il 73% e' senza opinione. Non stupisce quindi se oggi gli rendono omaggio solo gli oppositori, anche per il ruolo recentemente sempre piu' critico nei confronti di una classe dirigente ''ricca e depravata'', che ha come modello l'oligarca Roman Abramovich, e del tandem Putin-Medvedev, che pretende di decidere il futuro presidente a tavolino ignorando gli elettori e facendo leva su un partito, Russia Unita, che ''assomiglia alla peggior copia del Pcus''.
Ansa 2/3/2011
martedì 15 febbraio 2011
Legautonomie: "Faremo proposta a altre associazioni per campagna nazionale per riforma Parlamento"
Ribadiamo il nostro no molto fermo al federalismo municipale proposto dal governo e chiediamo un percorso di condivisione con autonomie locali e regioni. Dopo l'azzardo di un decreto incostituzionale si deve ripartire col piede giusto.
Le autonomie locali e le regioni devono alzare il tiro. Serve la camera delle regioni e delle autonomie locali, altrimenti il federalismo non è credibile. Dunque sono gli amministratori locali che devono promuovere la riforma del Parlamento, col superamento del bicameralismo paritario.
Legautonomie farà una proposta alle altre associazioni e a forze e personalità rappresentative. Per una campagna nazionale e una petizione sul web, anche utilizzando i social newtwork”.
Lo ha dichiarato Marco Filippeschi, presidente nazionale di Legautonomie e sindaco di Pisa, durante il Consiglio federale dell’associazione che si è svolto lunedì 14 febbraio a Roma a Palazzo San Macuto, al quale sono intervenuti, tra gli altri, il senatore Franco Bruno (Alleanza per l’Italia), Salvatore Cherchi (Anci), Enrico Borghi (Uncem), l’on. Antonio Misiani (Copaff), l’on. Oriano Giovanelli.
"Una sola camera che fa le leggi e dà la fiducia a i governi, con il dimezzamento dei parlamentari eletti. Una camera dei rappresentanti delle autonomie che gestisce l'ordinamento federale e i rapporti con le regioni e gli enti locali. E' una riforma che i cittadini apprezzano, perché ridurrebbe i tempi di approvazione delle leggi, diminuirebbe i costi e darebbe maggiori garanzie di autogoverno e responsabilità alle comunità locali. Serve il coraggio di una grande riforma, che può avere una spinta dal basso molto potente di cui gli amministratori locali devono farsi promotori ed interpreti".
Le autonomie locali e le regioni devono alzare il tiro. Serve la camera delle regioni e delle autonomie locali, altrimenti il federalismo non è credibile. Dunque sono gli amministratori locali che devono promuovere la riforma del Parlamento, col superamento del bicameralismo paritario.
Legautonomie farà una proposta alle altre associazioni e a forze e personalità rappresentative. Per una campagna nazionale e una petizione sul web, anche utilizzando i social newtwork”.
Lo ha dichiarato Marco Filippeschi, presidente nazionale di Legautonomie e sindaco di Pisa, durante il Consiglio federale dell’associazione che si è svolto lunedì 14 febbraio a Roma a Palazzo San Macuto, al quale sono intervenuti, tra gli altri, il senatore Franco Bruno (Alleanza per l’Italia), Salvatore Cherchi (Anci), Enrico Borghi (Uncem), l’on. Antonio Misiani (Copaff), l’on. Oriano Giovanelli.
"Una sola camera che fa le leggi e dà la fiducia a i governi, con il dimezzamento dei parlamentari eletti. Una camera dei rappresentanti delle autonomie che gestisce l'ordinamento federale e i rapporti con le regioni e gli enti locali. E' una riforma che i cittadini apprezzano, perché ridurrebbe i tempi di approvazione delle leggi, diminuirebbe i costi e darebbe maggiori garanzie di autogoverno e responsabilità alle comunità locali. Serve il coraggio di una grande riforma, che può avere una spinta dal basso molto potente di cui gli amministratori locali devono farsi promotori ed interpreti".
venerdì 21 gennaio 2011
No alle classi-pollaio lo dice il TAR
Entro 120 giorni il ministero dell'Istruzione e il ministero dell'Economia doranno emanare il Piano generale di edilizia scolastica. L'ordine arriva dal Tar del Lazio che ha accolto una class action proposta dal Codacons contro le cosiddette 'classi-pollaio', ovvero quelle aule scolastiche nelle quali il numero di alunni, attorno ai 35-40, supera i limiti fissati dalla legge.
Il Tar (la sentenza è stata emessa dalla III sezione bis presieduta da Evasio Speranza), dopo aver sciolto i dubbi in merito all'ammissibilità dell'azione del Codacons, ha sottolineato come "il Piano generale di riqualificazione dell'edilizia scolastica (previsto dall'art. 3 del Decreto 81/09) - si legge nella sentenza - non è stato ancora adottato" e come lo stesso "avrebbe dovuto essere adottato prima dell'anno scolastiche 2009-2010". Per i giudici, quindi, "é evidente che l'inerzia si sia già protratta ampiamente oltre il limite di legge". L'effetto di tutto è l'accoglimento della class action promossa dal Codacons con l'ordine per i ministeri dell'Istruzione e dell'Economia di emanare "di concerto, del predetto Piano generale entro 120 giorni dalla notificazione delle presente sentenza".
CODACONS, ORA POSSIBILI RISARCIMENTI - "Ora il ministro Gelmini dovrà emettere un piano in grado di rendere sicure le aule scolastiche ed evitare il formarsi di classi da 35 o 40 alunni ciascuna". Lo dichiara il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. "Se non lo farà saremo costretti a chiedere la nomina di un commissario ad acta che si sostituisca al ministro ed ottemperi a quanto disposto dal Tar. Grazie a questa sentenza, inoltre, docenti e famiglie i cui figli sono stati costretti a studiare in aule pollaio, potranno chiedere un risarcimento fino a 2.500 euro in relazione al danno esistenziale subito", conclude Rienzi
Il Tar (la sentenza è stata emessa dalla III sezione bis presieduta da Evasio Speranza), dopo aver sciolto i dubbi in merito all'ammissibilità dell'azione del Codacons, ha sottolineato come "il Piano generale di riqualificazione dell'edilizia scolastica (previsto dall'art. 3 del Decreto 81/09) - si legge nella sentenza - non è stato ancora adottato" e come lo stesso "avrebbe dovuto essere adottato prima dell'anno scolastiche 2009-2010". Per i giudici, quindi, "é evidente che l'inerzia si sia già protratta ampiamente oltre il limite di legge". L'effetto di tutto è l'accoglimento della class action promossa dal Codacons con l'ordine per i ministeri dell'Istruzione e dell'Economia di emanare "di concerto, del predetto Piano generale entro 120 giorni dalla notificazione delle presente sentenza".
CODACONS, ORA POSSIBILI RISARCIMENTI - "Ora il ministro Gelmini dovrà emettere un piano in grado di rendere sicure le aule scolastiche ed evitare il formarsi di classi da 35 o 40 alunni ciascuna". Lo dichiara il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. "Se non lo farà saremo costretti a chiedere la nomina di un commissario ad acta che si sostituisca al ministro ed ottemperi a quanto disposto dal Tar. Grazie a questa sentenza, inoltre, docenti e famiglie i cui figli sono stati costretti a studiare in aule pollaio, potranno chiedere un risarcimento fino a 2.500 euro in relazione al danno esistenziale subito", conclude Rienzi
lunedì 17 gennaio 2011
Riforma: bocciata!
Riforma: bocciata!
di Marina Boscaino
Non sono capaci di incassare colpi senza scadere nella volgarità e nell’attacco pretestuoso. Parlano spesso a vanvera, illudendosi evidentemente che il fatto stesso di parlare possa servire a coprire il vuoto del loro malgoverno.
I fatti. È cosa nota che la Cisl non è esattamente un sindacato “antagonista”: persino in questi anni bui e in questa violazione sistematica di norme e diritti ha mantenuto un atteggiamento che eufemisticamente definirei moderato. Nel corso di un convegno, la Cisl ha comunicato i risultati di un’indagine Swg, secondo cui il voto medio dei docenti italiani alla riforma della scuola è di 3,6 punti su 10: quale imprevedibile sorpresa! Il delitto di lesa maestà è stato immediatamente stigmatizzato da viale Trastevere, che ha gridato all’incoerenza di quell’esito con i dati Ocse-Pisa, contemporaneamente pubblicati, che vedono un aumento delle competenze dei 15enni scolarizzati italiani, risultate un po’ meno disastrose di quanto lo siano normalmente dai rilevamenti delle indagini periodiche che l’Europa impone.
“Che c’azzecca?” direbbe qualcuno. Niente, infatti. Da una parte l’indice di gradimento della cosiddetta riforma presso i docenti; dall’altra la valutazione delle competenze degli alunni. Uno sbotto di furore incontenibile nella dichiarazione del Ministero dell’Istruzione: “Solo poche ore fa sono stati resi noti in tutto il mondo i risultati dell’indagine sull’andamento dei sistemi scolastici internazionali. Una rilevazione autorevole e oggettiva secondo cui aumenta la qualità della scuola italiana, che dopo anni inverte un trend negativo e torna a guadagnare posizioni. Evidentemente a qualche sindacato è venuto il mal di pancia, ma soprattutto ha visto crollare tutti gli slogan scanditi in questi anni”. Hanno omesso, gli stizziti esternatori, di specificare che – oltre che inutili da contrapporre al legittimo (non esattamente un fulmine a ciel sereno) disamore degli insegnanti – quei dati rispondono alla situazione del 2009, quando il governo malgovernava da pochi mesi, l’“epocale riforma” della scuola italiana non era ancora stata varata, persino i tagli – il vero e proprio “fiore all’occhiello” dell’azione governativa, quantizzabili in 140mila posti falcidiati nei 3 anni seguenti – non erano ancora esecutivi. Con quei risultati, insomma – buoni o cattivi che siano – Berlusconi, Gelmini & Co non c’entrano assolutamente nulla. Contro la Cisl, ancora, un florilegio di insulti da parte di esponenti della maggioranza, mirati soprattutto a colpire i soliti, immarcescibili, insegnanti “fannulloni”: una responsabilità socio-politica-culturale (quella di questo marchio ormai indelebile all’intera categoria) di cui dobbiamo ringraziare il ministro Brunetta.
Questo è il livello di pratica democratica, confronto, riflessione, a cui tentano di piegare la nostra intelligenza: ci vorrebbero sull’attenti, plaudenti e complici di una delle gestioni più sconsiderate che la pubblica istruzione abbia avuto nella sua storia.
di Marina Boscaino
Non sono capaci di incassare colpi senza scadere nella volgarità e nell’attacco pretestuoso. Parlano spesso a vanvera, illudendosi evidentemente che il fatto stesso di parlare possa servire a coprire il vuoto del loro malgoverno.
I fatti. È cosa nota che la Cisl non è esattamente un sindacato “antagonista”: persino in questi anni bui e in questa violazione sistematica di norme e diritti ha mantenuto un atteggiamento che eufemisticamente definirei moderato. Nel corso di un convegno, la Cisl ha comunicato i risultati di un’indagine Swg, secondo cui il voto medio dei docenti italiani alla riforma della scuola è di 3,6 punti su 10: quale imprevedibile sorpresa! Il delitto di lesa maestà è stato immediatamente stigmatizzato da viale Trastevere, che ha gridato all’incoerenza di quell’esito con i dati Ocse-Pisa, contemporaneamente pubblicati, che vedono un aumento delle competenze dei 15enni scolarizzati italiani, risultate un po’ meno disastrose di quanto lo siano normalmente dai rilevamenti delle indagini periodiche che l’Europa impone.
“Che c’azzecca?” direbbe qualcuno. Niente, infatti. Da una parte l’indice di gradimento della cosiddetta riforma presso i docenti; dall’altra la valutazione delle competenze degli alunni. Uno sbotto di furore incontenibile nella dichiarazione del Ministero dell’Istruzione: “Solo poche ore fa sono stati resi noti in tutto il mondo i risultati dell’indagine sull’andamento dei sistemi scolastici internazionali. Una rilevazione autorevole e oggettiva secondo cui aumenta la qualità della scuola italiana, che dopo anni inverte un trend negativo e torna a guadagnare posizioni. Evidentemente a qualche sindacato è venuto il mal di pancia, ma soprattutto ha visto crollare tutti gli slogan scanditi in questi anni”. Hanno omesso, gli stizziti esternatori, di specificare che – oltre che inutili da contrapporre al legittimo (non esattamente un fulmine a ciel sereno) disamore degli insegnanti – quei dati rispondono alla situazione del 2009, quando il governo malgovernava da pochi mesi, l’“epocale riforma” della scuola italiana non era ancora stata varata, persino i tagli – il vero e proprio “fiore all’occhiello” dell’azione governativa, quantizzabili in 140mila posti falcidiati nei 3 anni seguenti – non erano ancora esecutivi. Con quei risultati, insomma – buoni o cattivi che siano – Berlusconi, Gelmini & Co non c’entrano assolutamente nulla. Contro la Cisl, ancora, un florilegio di insulti da parte di esponenti della maggioranza, mirati soprattutto a colpire i soliti, immarcescibili, insegnanti “fannulloni”: una responsabilità socio-politica-culturale (quella di questo marchio ormai indelebile all’intera categoria) di cui dobbiamo ringraziare il ministro Brunetta.
Questo è il livello di pratica democratica, confronto, riflessione, a cui tentano di piegare la nostra intelligenza: ci vorrebbero sull’attenti, plaudenti e complici di una delle gestioni più sconsiderate che la pubblica istruzione abbia avuto nella sua storia.
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