domenica 6 giugno 2010

Intervento del Presidente della Repubblica Napolitano

GIORGIO NAPOLITANO

La cerimonia di oggi in questo luogo intensamente evocativo della figura di Camillo Benso Conte di Cavour, è una nuova, essenziale tappa del percorso celebrativo già avviato, in vista del 150° anniversario di quel 17 marzo 1861 che sancì - con la proclamazione di Vittorio Emanuele II a Re d'Italia - il compimento del processo unitario, la nascita del nostro Stato nazionale.

Già in questi mesi abbiamo ricordato e celebrato eventi che segnarono nel 1860 la fase conclusiva del movimento per l'Unità d'Italia : così, il 5 maggio, la partenza da Quarto in Genova della spedizione dei Mille, e la settimana successiva lo sbarco a Marsala, che aprì la strada alle battaglie per la liberazione della Sicilia e infine dell'intero Mezzogiorno. Questa mattina - rendendo omaggio alla tomba che custodisce le spoglie di Cavour - noi vogliamo piuttosto dare impulso al discorso che dovrà svilupparsi attorno all'insieme delle vicende destinate a sfociare nell'unificazione dell'intera nazione italiana : vicende la cui trama e il cui svolgimento ebbero il loro massimo, sapiente artefice e regista in Cavour.

Il timore che si potesse procedere nelle celebrazioni del nostro centocinquantenario trascurando la valorizzazione di Cavour, dei fatti, dei luoghi, dei simboli che a lui riconducono, non meritava neppure una ovvia smentita. Il processo di avvicinamento all'Unità d'Italia e il suo coronamento, non sopportano qualsiasi rappresentazione restrittiva o unilaterale : se non si vede come potrebbe concepirsi un qualche oscuramento del ruolo di protagonista di chi guidava il governo di Torino, egualmente insostenibile sarebbe qualunque menomazione della ricchezza e della molteplicità di volti e di apporti che compongono la storia del movimento e processo unitario. Sarebbe davvero insensato e perfino grottesco riesumare logiche e contrapposizioni partigiane tendendo a spostare l'accento sull'una o sull'altra delle fondamentali figure rappresentative di quel movimento, di quel processo.

Non si può giocare a fare i garibaldini, i democratici o i rivoluzionari contro i moderati cavouriani, né a separare il ruolo di guida svolto da Cavour, fermo restando il riferimento all'autorità del Re, dall'iniziativa di Garibaldi, dagli impulsi di Mazzini, dalle intuizioni di Cattaneo. La grandezza del moto unitario in Italia sta precisamente nella ricchezza e molteplicità delle sue ispirazioni e delle sue componenti ; la grandezza di Cavour sta nell'aver saputo governare quella dialettica di posizioni e di spinte, nell'aver saputo padroneggiare quel processo fino a condurlo al suo sbocco più avanzato. Tutto ciò è stato d'altronde al centro della vasta ricerca storica fondata su preziose fonti documentarie, su analisi, ricostruzioni e interpretazioni di valore scientifico - che in Italia, e anche con apporti di studiosi stranieri, si è accumulata nel corso dei decenni. Ne possiamo essere orgogliosi, e tante delle opere che nel Novecento, compresa la sua seconda metà, hanno visto la luce, meriterebbero di essere riproposte oggi all'attenzione di un largo pubblico, in special modo di un pubblico giovane. In questo senso potrebbe valere, come sollecitazione, anche il programma delle celebrazioni del centocinquantenario. Ma molto possono contare iniziative di riflessione e di dibattito come quelle che già sono in cantiere, al fine di produrre approcci più freschi e approfondimenti ulteriori rispetto alla grande tradizione degli studi sul Risorgimento e sull'Unità. Ed è un segno assai positivo il manifestarsi di un nuovo fervore di studi - non solo in Italia - specialmente sulla figura di Cavour.

Figura straordinaria di uomo di governo e di statista, di maestro nell'arte della politica, di tessitore e guida di un processo storico di rilievo nazionale ed europeo. La più recente opera, anch'essa di non comune impegno e spessore, dedicata a Cavour ha messo in evidenza le motivazioni di fondo che ne orientarono la politica oltre i limiti del Regno sabaudo, nel quale si venne formando e affermando. Si trattò di motivazioni che facevano tutt'uno con la coscienza della fragilità, della stessa difficoltà di sopravvivenza di quel piccolo Stato subalpino, e quindi della necessità di una sua scelta espansionistica nella pianura padana, che si caratterizzasse però come momento dell'affermazione in tutta Europa del principio di nazionalità e s'incontrasse quindi con il crescere del moto patriottico italiano, con una prospettiva di emancipazione nazionale dell'intera penisola. Si è riaffacciata in quest'ultimo periodo la tesi dell'assenza, nel disegno cavouriano, dell'obbiettivo di un'acquisizione del Regno delle Due Sicilie come parte del nuovo Stato che ci si proponeva di far nascere dal Regno di Sardegna. Ma già in opere precedenti, e tra le maggiori dedicate a Cavour, si era ragionato sul carattere aperto e dinamico di quel disegno, che non abbracciò immediatamente la ricerca dell'intera unità d'Italia, ma si allargò via via in modo da comprendere e cogliere tutte le opportunità e le esigenze che emergevano dallo sviluppo stesso dell'impresa originaria e dall'evolversi dello scacchiere europeo.

Ed è un fatto che l'accordo di Villafranca nel luglio del 1859, con la mappa che esso pretese di disegnare per un'Italia confederale sotto diverse insegne, rappresentò per Cavour un punto di rottura ; l'accettare come traguardo invalicabile un Regno dell'alta Italia - sia pure ben più esteso del Regno sardo-piemontese - destinato a esser chiuso in una morsa da sfavorevoli condizioni internazionali, gli apparve troppo lontano dall'ideale di un'Italia unita. E' un fatto che a quel punto Cavour si identificò totalmente con la causa italiana e affrontò tutte le incognite dell'impresa garibaldina e del rapporto con un Garibaldi la cui figura ormai giganteggiava. Incognite da Cavour padroneggiate pur tra manifeste difficoltà e tensioni, anche con il Sovrano, senza perdere la guida del processo nazionale unitario. Fu tenuto ben saldo l'asse di una egemonia moderata, ancorata ad una visione liberale ed europea del nuovo Stato da costruire ; e in pari tempo divenne sempre più chiaro a Cavour che - com'egli scrisse nel giugno 1860 a Emanuele d'Azeglio - "solo l'unità" poteva, al punto cui erano giunte le cose in Italia, "garantire alla penisola l'indipendenza e la libertà".

Non ci si dedichi dunque - in vista del centocinquantenario - a esercizi improbabili, per non dire del tutto campati in aria, di nostalgismo meridional-borbonico o di cavourismo immaginario, nell'idoleggiamento di un presunto Cavour chiuso in un orizzonte nordista e travolto nolente dalla liberazione del Mezzogiorno. Riconosciamoci tutti nell'esito esaltante del movimento per l'Unità d'Italia, condizione e premessa dell'ingresso del nostro paese nell'Europa moderna e del suo successivo trasformarsi e svilupparsi. E di questa consapevolezza storica unitaria facciamo il solido, essenziale riferimento per garantire la coesione della nostra società e del nostro Stato nel contesto sempre più impegnativo dell'integrazione europea e della globalizzazione.

Ciò implica un nuovo grande sforzo culturale ed educativo : ben vengano ricerche e confronti, iniziative nelle scuole e impulsi comunicativi, che contribuiscano anche a popolare la scena del movimento per l'Unità d'Italia e della conquista dell'Unità non di santini ma di figure vive, a cominciare da quella di Cavour nella pienezza del suo genio e del suo carattere, dei suoi umori e tormenti, delle sue passioni. E di Cavour si trasmetta sempre di più, specialmente qui a Torino e in Piemonte, l'esperienza di riformatore liberale, che non deve essere offuscata dal ruolo preminente poi assunto sulla scena nazionale e sulla scena politico-diplomatica europea.

A quello sforzo culturale, educativo, comunicativo, e a quella stessa consapevolezza storica unitaria che ho appena invocato, deve egualmente accompagnarsi una cruda individuazione ed analisi dei vizi d'origine del nostro Stato unitario, di debolezze e contraddizioni da cui sono scaturiti, in diversi periodi, pesanti fenomeni degenerativi, di nodi ancora da sciogliere per poterci porre, come società e come Stato nazionale, in condizione di competere e progredire nell'Europa e nel mondo di oggi e di domani.

Unità nazionale e coesione sociale non significano centralismo e burocratismo, non significano mortificazione delle autonomie, delle diversità e delle ragioni di contrasto e confronto sociale e politico. Unità e coesione possono anzi crescere solo con riforme e loro conseguenti attuazioni, con indirizzi di governo a tutti i livelli, con comportamenti collettivi, civili e morali, che siano capaci di rinnovare la società e lo Stato, mirando in special modo ad avvicinare Nord e Sud, ad attenuare il divario che continua a separarli.

Rivolgendoci a un passato che merita di essere celebrato senza vacuità retoriche e senza autolesionismi, guardando avanti con saggezza ma senza conservatorismi al cammino da compiere, le celebrazioni del centocinquantenario ci appaiono davvero una grande occasione da cogliere nell'interesse comune dell'Italia e degli italiani.

domenica 30 maggio 2010

Il mondo della scuola torna in piazza: in 2mila contro la Gelmini

Tutte le sigle

"Non vogliamo avere figli somari"

STEFANO PAROLA



Per essere un assolato sabato di fine anno scolastico, la piazza era piena. Duemila persone circa (cinquemila secondo gli organizzatori) tra docenti, collaboratori, segretari e tecnici di laboratorio, tutti a protestare contro i ministri Gelmini e Tremonti, contro i tagli che stanno praticando alla scuola piemontese (1648 insegnanti, 965 "Ata") ma anche contro le ultime novità contenute nella manovra economica.
A portarceli è stato il sindacato, unito per la prima volta dopo mesi. Il corteo è partito da piazza Solferino, pieno di bandiere di Cisl Scuola, Flc-Cgil, Gilda, Snals e Uil Scuola. A reggerle, lavoratori del mondo della scuola provenienti soprattutto da Torino, ma anche dal restio della regione. Una marcia lenta, aperta dalle musiche "balcanicheggianti" dei Brass volè, da un asino di cartone e da un grosso striscione con scritto "Amiamo gli animali ma non vogliamo che i bambini diventino somari". In mezzo, sparsa nel "serpentone" di gente, c´era la catena dei disoccupati: un elenco di fogli con sopra i numeri dall´1 al 2.613. Ad ognuno di loro corrispondeva un posto di lavoro nella scuola pubblica piemontese che da settembre andrà perduto.
Certo, a rendere più corposa la protesta ci ha pensato anche la decisione del Governo di prevedere nella manovra economica la cancellazione per tre anni degli scatti di anzianità dei docenti. Misura contro la quale, dal palco in piazza Castello, si sono scagliati un po´ tutti i leader sindacali. «Ci rendiamo conto che la manovra è necessaria, ma ancora una volta ricade solo sulla scuola», ha detto Gianfranco Giusta della Gilda Piemonte. Idem Diego Meli, segretario della Uil Scuola: «Non siamo né manager né gioiellieri, invece continuano a tartassarci come se lo fossimo. E poi i tagli: chiediamo alla Regione di rinnovare le misure a tutela dei precari messe in atto dalla passata giunta».
Numerosi gli appelli all´unità sindacale. Quello di Enzo Pappalettera, numero uno della Cisl Scuola Piemonte: «Dobbiamo stare uniti per far sentire a tutti che il mondo dell´istruzione non si è ancora rassegnato alla riduzione di organico e di risorse. L´opinione pubblica non deve lasciarci soli». A chiudere ci ha pensato Rodolfo Aschiero, segretario regionale della Flc-Cgil: «Siamo qui per denunciare il declino della scuola pubblica. I nostri istituti hanno perso sei mila posti in due anni e altri ne perderanno tra dodici mesi. Senza contare i lavoratori delle cooperative di pulizia, tagliati a loro volta».
Tra gli striscioni del liceo Cottini, dei circoli Frank, Ciari e Salgari, dell´Itc Luxemburg, del Manifesto dei 500, c´erano anche i segretari della Cisl Torino e Piemonte, Nanni Tosco e Giovanna Ventura. Presente pure l´assessore all´Istruzione Umberto D´Ottavio, perché, ha spiegato, «la Provincia è preoccupata esattamente come lo sono i sindacati. Con questi tagli non riusciremo a garantire una scuola di qualità».
In archivio la manifestazione dei sindacati, la protesta continua. Perché questi sono i giorni in cui elementari e medie stanno scoprendo quanto personale perderanno l´anno prossimo: «Le mamme e i papà sono in allarme - ha detto Silvia Bodoardo, presidente del Coordinamento genitori -, infatti sono molti gli istituti in cui si stanno tenendo assemblee e si organizzano occupazioni simboliche». Per esempio, all´elementare Di Nanni di Borgaretto hanno scoperto che da settembre avranno tre docenti in meno. E per questo domani i genitori degli alunni protesteranno sotto la sede del Miur di via Pietro Micca.

giovedì 27 maggio 2010

il Premio Nobel per la Pace 2010 all’Internet

Legautonomie aderisce alla campagna “Internet For Peace”, lanciata dalla rivista mensile Wired, per il Premio Nobel per la Pace 2010 all’Internet. Marco Filippeschi, presidente di Legautonomie e sindaco di Pisa, invita gli enti locali ad aderire alla campagna con iniziative di informazione e promozione.


“Si tratta di un'iniziativa importante per la Rete, una novità assoluta, perchè sposta il ragionamento sul valore di Internet, ad un livello superiore: Internet è un diritto fondamentale dell'uomo e non va ormai più visto solo come un semplice strumento. E' auspicio di ogni paese diffondere lo strumento internet su tutto il proprio territorio, e un diritto di ogni cittadino avere la possibilità di accedere a questo infinito patrimonio di conoscenza e di scambio tra i popoli e le comunità”, commenta Filippeschi.

Per aderire: segreteria@legautonomie.it ; ufficiostampa@legautonomie.it

Legautonomie darà visibilità sul sito web www.legautonomie.it a tutte

giovedì 20 maggio 2010

100 sindaci sono andati 'al tappeto'

FIRENZE - Uno squillo di sirena e 100 sindaci sono andati 'al tappeto' in piazza della Signoria, in mezzo ad una folla di turisti assai stupiti. Si è appena svolto così il flash mob organizzato dagli amministratori locali dell'Italia centrale per protestare contro la rigidità del patto di stabilità e chiedere al Governo un allentamento dei vincoli di bilancio. I sindaci, tutti con addosso la fascia tricolore, si sono sdraiati all'unisono in terra sopra dei lenzuoli con sopra scritto "stanno mettendo il tuo comune al tappeto". Poco prima, una delegazione dei sindaci ha incontrato il prefetto di Firenze Andrea de Martino, quindi i manifestanti con striscioni e vessilli dei Comuni si sono diretti in Piazza della Signoria. Tra questi, Alessandro Cosimi presidente di Anci Toscana e il vicesindaco di Firenze Dario Nardella. La protesta è stata organizzata dalle Anci regionali di Toscana, Umbria, Emilia Romagna, Lazio, Marche e Abruzzo.

"In questi anni, i comuni sono stati gli unici enti pubblici a ridurre la spesa è l'ora di dire basta", ha detto il sindaco di Livorno e presidente dell'Anci Toscana Alessandro Cosimi, "siamo arrivati al punto di non essere più in grado di garantire i servizi e così si va ad incidere sulla carne viva dei diritti dei cittadini". Il vicesindaco di Firenze, Dario Nardella, ha sottolineato come occorra "dare una maggiore flessibilità ai comuni nella gestione dei loro budget", invitando il Governo "a non spalmare il debito pubblico solo in periferia". Tra i manifestanti anche un sindaco del Pdl Claudio Scarpetti primo cittadino di Firenzuola (Firenze) "i problemi dei sindaci e dei comuni - ha detto - sussistono a prescindere dal colore politico; siamo tutti i giorni in prima fila per i cittadini e abbiamo bisogno della massima attenzione e sostegno, soprattutto i piccoli comuni come il nostro".

A Tutti i Sindaci la Solidarietà e la vicinanza di Legautonomie Piemonte

mercoledì 19 maggio 2010

LA GIUNTA APPROVA NUOVI INTERVENTI DI EDILIZIA SCOLASTICA

LA GIUNTA APPROVA NUOVI INTERVENTI DI EDILIZIA SCOLASTICA
Nuovi interventi di edilizia scolastica deliberati oggi dalla Giunta provinciale. Con l’approvazione della II variazione del bilancio 2010 e su proposta dell’assessore all’Istruzione Umberto D’Ottavio, è stato autorizzato il trasferimento di parte dei finanziamenti statali (destinati alla copertura di impegni di spesa anticipati dall’Ente) a favore di opere nelle scuole della Provincia di Torino. Nel dettaglio 988.000 euro per rifare i serramenti e per lavori di manutenzione straordinaria all’ITI Peano di Torino; 200.000 euro per lavori di manutenzione straordinaria presso il Liceo classico Alfieri di Torino; 280.000 euro per coperture e lavori di manutenzione straordinaria alla sezione di Chivasso dell’istituto Ubertini di Caluso; 150.000 per adeguamenti normativi su impianti termici degli edifici scolastici.

martedì 18 maggio 2010

signora Annamaria è lei, per 60.000 euro, che addestra ippopotami?"

Ieri sera quando sono arrivato a casa dopo un incontro sul futuro della ricerca ho acceso il televisore e sento Frizzi che dice "signora Annamaria è lei, per 60.000 euro, che addestra ippopotami?" Di fronte ad Annamaria un'altra signora guardandola in faccia tra le tante possibilità aveva pensato che quella era la più adatta.

Anche il PD, guardandolo in faccia, può ispirare tante possibilità, forse troppe e forse nessuna.

Il partito dei valori e del programma non ha avuto l'impatto che ci aspettavamo, dobbiamo chiederci perchè questo è successo.

Io credo che noi dobbiamo avere il coraggio di ammettere che le categorie politiche con le quali leggiamo le cose siano per lo meno stressate.
Non è facile cercare di rispondere, con proposte di governo alla paura e alle difficoltà che la crisi genera.
Trovano più facile consenso quelle risposte che propongono una difesa, una chiusura agli altri, che può addirittura arrivare all'idea di eliminare gli avversari o quelli che vengono visti come nemici.

Per questo è difficile costruire un progetto, perchè i problemi sono veri, ma le risposte lo devono essere altrettanto.
Allora noi dobbiamo parlare sempre di più di PLOITICA intesa come Vita, cioè la politica deve parlare della vita. Perchè questi sono i problemi concreti di oggi, dai diritti civili ai problemi come quello dell'acqua. Viene chiesto alla politica di avere un pensiero concreto, che parli della vita delle persone.
In questo senso non deve stupire il nuovo ruolo politico delle religioni.

In un partito grande che ha dentro tutto e spero non anche il suo contrario, ma che contiene dai no tav ai teodem diventa anche il luogo principale dello scontro politico. Anzi lo scontro politico dentro il partito, non solo nel nostro, può per qualcuno diventare anche più importante dello scontro con gli altri partiti.

Quindi le aree politiche o le componenti sono importanti in quanto portatrici di idee, di contenuti e proposte in grado di segnare l'agenda politica del partito.

Una componente che si dichiara di sinistra fin dal suo nome deve avere come obiettivo quello della costruzione del partito come luogo della partecipazione politica. Deve fare le sue battaglie politiche e culturali aiutando insieme alle altre componenti, l'affermazione del progetto politico del PD.

Una componente strutturata, ma non troppo da rappresentare un partito nel partito, che anima il Pd per la proposta politica capace di produrre.

umberto d'ottavio
intervento alla riunione di sinistra in rete di sabato 15 maggio

giovedì 22 aprile 2010

L'esito delle iscrizioni alla scuola superiore in Provincia di Torino

Il liceo classico
ora piace meno
Boom dei linguistici


MARIA TERESA MARTINENGO


Un ennesimo balzo in avanti dei licei scientifici, l’affermazione dei linguistici, un arretramento degli istituti tecnici e la discesa a rotta di collo dei professionali. L’assessorato all’Istruzione della Provincia ha raccolto direttamente dalle scuole i dati delle iscrizioni alle superiori. E il quadro che ne è emerso, nell’anno dell’entrata in vigore della riforma Gelmini, «è di rafforzamento dell’impronta liceale - dice l’assessore Umberto D’Ottavio - insieme all’evidente forte riduzione dell’istruzione professionale, che scende dal 19,15/% al 13,23%. Credo che molto sia dovuto alla dichiarata possibilità di scomparsa della qualifica triennale che ha reso del tutto superata la distinzione tra professionale e tecnico». I tecnici - ma si dovrà poi verificare nel dettaglio, indirizzo per indirizzo - hanno perso il 2,87% delle preferenze.
«C’è un’affermazione del liceo linguistico - prosegue D’Ottavio - che al debutto come indirizzo ordinamentale raggiunge una percentuale simile a quella del liceo classico, circa l’8%. Credo che non debba stupire perché si tratta della formalizzazione di quella quota di istruzione già fortemente orientata alle lingue». D’Ottavio si riferisce alla sperimentazione linguistica Brocca, ma anche agli indirizzi «internazionali», al bilinguismo dello scientifico. Rispetto al classico si deve segnalare il calo dell’1,7% un po’ insidiato forse dall’altra new entry, il liceo delle Scienze umane.
E se è boom per il «piccolo» artistico, che raddoppia gli iscritti alle prime (da 318 a 635), «è il liceo scientifico a confermarsi di gran lunga la scelta più gettonata, mantenuta anche grazie all’opzione Scienze Applicate che ha dato il suo significativo contributo e che raccoglie oltre un quarto degli iscritti», osserva l’assessore. Dove il liceo scientifico senza latino, con informatica come materia autonoma e il potenziamento di scienze, è stato attivato gli studenti sono aumentati. Al liceo scientifico Volta, per esempio, il preside Antonio D’Urso annuncia due classi in più. «Faremo otto classi, il 60% degli iscritti seguirà i corsi tradizionali, il 40% Scienze applicate». E una classe in più rispetto allo scorso anno l’ha richiesta anche il preside del Segrè, Carlo Mario Musilli. «Faremo due sezioni di Scienze applicate e tre di scientifico tradizionale», spiega. Al liceo di corso Alberto Picco - che conta anche una sezione mista tedesco/spagnolo - grazie al nuovo indirizzo si sono iscritti più studenti esterni al tradizionale bacino delle medie Nievo e Olivetti. E una prima in più la registra anche il dirigente del Majorana di via Frattini, Fulvio Allegramente. Negli istituti dove da anni esisteva il liceo scientifico tecnologico (da cui è nato Scienze applicate) sono state confermate le classi esistenti. È il caso dell’Avogadro, del Ferrari, del Levi. Stabili anche le agenzie di formazione: mantengono un abbondante 7% di studenti in uscita dalle medie.
«La Provincia - dice D’Ottavio - seguirà ora con molta attenzione il lavoro dell’Ufficio Scolastico Provinciale per la formazione delle classi, resa più complicata dai tagli al numero dei docenti. L’obiettivo è mantenere il livello attuale di offerta formativa e la sua diffusione in tutto il territorio».